WebMarketing: Come deve essere fatto un banner?

Tutti i giorni con webmasterpoint.org (e non solo) , sono in contatto con ” aziende sponsor ” interessate ad utilizzare i banner come veicolo pubblicitario per i propri prodotti o servizi.
Molto spesso alcune di queste aziende mi chiedono di progettare a livello marketing dei banner.
Purtroppo, quello che generalmente riscontro è una grande confusione, all’interno delle aziende stesse (e quel che è peggio nelle agenzia pubblicitarie) tra il valore di una impression, di un semplice click e di un click “voluto e desiderato”.
Per capire meglio occorre andare un pò indietro…
Negli anni del boom di Internet si è pensato spesso, secondo me, che gli utenti internet fossero un pò “deficienti”. L’equazione era pressappoco questa: più il banner è strano, più manda messaggi di “alert o attenzione”, più è cliccato.
Era il periodo delle figurine da “colpire” con un puntatore a forma di pistola o dei messaggi di “alert, pericolo virus” o ancora dei falsi form da selezionare.
Erano sicuramente banner cliccati, ma il click generato non aveva nessun valore, portando ad un sito in maniera subdola, il più delle volte senza nessun reale interesse dell’utente che pur aveva cliccato.
Andiamo avanti
Negli anni della crisi si è pensato ad un pò di tutto e ci si è ritrovati ad oggi, con il pensionamento del vecchio formato 468×60, per lasciare spazio a banner grandissimi, animazioni in flash immense, pop-up e pop-under grandi come intere pagine.
Stiamo parlando, utilizzando un gergo da addetti ai lavori, dei banner grattacielo o sky-scraper (120×600 pixel) che ricoprono un intero colonna di una pagina web, degli overlay (famosi in Italia quelli di Microsoft) ossia animazioni in flash che si caricano in sovraimpressione su una pagina web, e dei pop-under che in realtà , invece di essere riquadri pubblicitari di 200×200 pixel, sono la homepage stessa dei siti che si vogliono pubblicizzare.
Il ragionamento è semplice: se l’utente non clicca più, gli facciamo i formati pubblicitari il più possibile grandi e grossi, che riempiono così tanto la pagina, che li deve cliccare per forza.
E così capita che ci sono i click ma non si sa mai se sono click realmente voluti, di utenti veramente interessati, oppure di errore e/o distrazione, tanto queste nuove forme sono intrusive.
Sono passati alcuni anni, ma si è fermi sempre sullo stesso punto: mancano i click che abbiano un vero valore, che possano generare potenzialmente reali acquisti.
Ora occorre infatti stare attenti a non assolutizzare il discorso: i banner di grandi dimensioni, che sono fioriti nell’ultimo anno, possono essere interessanti se inseriti nel giusto contesto, se compaiono nei modi e nei tempi giusti, in rispetto all’utente e se soprattutto servono per sponsor, che piuttosto che la vendita diretta, cerchino di affermare con l’advertising online, il proprio brand.
Ma, per esempio, nel campo della tecnologia aziende sponsor che abbiano questo interesse esclusivamente di immagine si possono contare sulla punta delle dita.
Per queste aziende, si può anche fare solo un discorso di impression: l’importante è comparire, è far ricordare il proprio logo agli utenti, che, vedranno lo stesso marchio aziendale in tante altre pubblicitarie sulla carta stampata o in Tv.
Ma per la maggior parte delle aziende che desiderano essere presenti online è fondamentale ilpiù delle volte vendere direttamente un proprio prodotto/servizio.
Per queste realtà  aziendali, i banner di grandi dimensioni, possono servire relativamente, solo se utilizzati in misura consona non tutto il proprio budget pubblicitario online) e solo se le grandi dimensioni rese disponibili, vengano intelligentemente utilizzate per inserire il maggior numero di informazioni sui propri prodotti/servizi, che servano realmente per far cliccare in modo consapevole il proprio potenziale acquirente.
Facciamo un esempio: se una società  di hosting è specializzata nella fornitura di servizi ASP (quindi server NT) è opportuno che lo sottolinei nei propri banner, inserendo anche una indicazione del prezzo minimo (ma reale!!) del proprio servizio.
In tal modo, l’utente che cliccherà , dopo aver visto il banner, sarà  potenzialmente interessato ad una precisa offerta e il suo click avrà  valore. Infatti, un banner simile sarà  “scartato” da chi desidera un server Linux a prezzi solitamente minori e la maggior parte dei click che genererà , avrà  valore.
Mentre scrivo, mi sembra di dire cose banali e pronunciare principi che sono tipici di qualsiasi forma pubblicitaria: target, contestualizzazione…ma quanti banner rispettano davvero queste semplice regole?
Non siete convinti?
Facciamo un semplice esercizio: apriamo la homepage di Repubblica.it
Prendiamo un banner, non di grandi realtà  le quali, spesso, come abbiamo già  detto, non vendono direttamente: mi compare sulla sinistra dello schermo un banner di soggiorni e vacanze che dice in tre frame rispettivamente: “1000 soggiorni”, “hotel, appartamente, residence”, “turismo, vacanze clicca qui”.
Ora, questo banner è assolutamente generico e compare su Repubblica.it, uno dei siti più visitati in Italia: non dice se i soggiorni sono in Italia o all’estero, a quali prezzi, se sono viaggi organizzati o meno… e tanto altro ancora!
Chi clicca, clicca alla cieca…o quasi
Concludendo
L’importante, dunque, è utilizzare nei modi più opportuni colori, suoni, animazioni ma soprattutto lanciare un messaggio scritto chiaro e trasparente: l’utente internet, per come è costruita oggi la rete (per lo più di pagina web statiche) è abituato a leggere e a ad analizzare al meglio le informazioni che gli vengono date, soprattutto se deve fare un acquisto online.
E’ utile dunque presentarsi al meglio al proprio potenziale nuovo cliente sin da subito, con la prima cosa che vede della nostra realtà  aziendale, ossia il banner che non deve contenere messaggi pretestuosi o falsi: la massima delle idiozie è credere che “l’importante è far venire il cliente sul proprio sito, una volta che c’è il più è fatto”.
Mai affermazione per le cose sopradette (anche se sinteticamente) fu più errata: il peggio è che ci sono ancora tanti addetti ai lavori che lo pensano e si comportano di conseguenza.
Un esempio finale? Metti una donnina per promuovere qualunque cosa e l’attenzione dell’utente sarà  assicurata. Certo i click ci saranno, ma quanti utenti avranno cliccato intenzionati a comprare qualcosa?

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