Web advertising a gonfie vele

Il gap che l’Italia paga nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda il “consumo” di Internet, è, come noto, parecchio consistente, anche se, a più riprese, molti addetti ai lavori che operano nel Belpaese hanno ribadito come il web nostrano si stia finalmente avviando alla piena maturità, guardando con attenzione ai servizi della rete di seconda generazione.
I dati resi noti dalla PricewaterhouseCoopers, nel proprio rapporto “Global Entertainment and Media Outlook”, sono in ogni caso un parametro significativo per capire come, nella terra dove Internet è nata e diventata grande, i volumi di spesa prodotti dalla pubblicità online e dai consumatori per accedere al Web siano tutt’oggi in forte sviluppo. Stando alla società di ricerca, infatti, la crescita combinata della domanda su base annuale è prevista in crescita a doppia cifra almeno fino al 2011, trainata da una parte dalle connessioni ad al alta velocità e dall’altra dalla diffusione di siti di social networking e per il digital entertainment.
In soldoni, la sommatoria fra investimenti pubblicitari e costi per l’accesso alla rete negli Usa potrebbe arrivare a valere fra quattro anni poco meno di 75 miliardi di dollari, dai 47,2 miliardi consolidati a fine 2006. Quello dell’advertising online, in particolare, è un business in crescita di oltre il 10% e tale curva di sviluppo confermerà gli States quale primo mercato al mondo in questo campo, con oltre 35 miliardi di dollari stimati per il 2011, nonostante per quel tempo sarà la Cina il Paese con il maggior numero di utenti del web.
Fondamentale, alla causa statunitense, il ruolo di “hub” (da centrale cioè per erogare servizi voce, dati e video, Tv compresa), che internet è destinato a fare proprio su scala globale nei prossimi cinque anni. Del 7,1%, invece, l’incremento previsto da PwC per quanto riguarda la spesa dei consumatori americani per gli accessi, che ammonterà, alla fine del periodo considerato, a circa 43 miliardi di dollari. Gli investimenti in infrastruttura profusi dagli operatori di telecomunicazioni faranno il paio con la “voglia matta” di banda larga da parte degli utenti, per modificare sostanzialmente lo scenario del business degli accessi negli Usa: le classiche connessioni “dial-up” via doppino telefonico, questo sentenzia il report di cui sopra, perderanno mediamente circa il 25% in valore ogni anno, mentre i collegamenti “broadband” sono destinati a crescere dell’11,9% per arrivare a generare oltre 41 miliardi di dollari di fatturato entro il 2011. Fra poco meno di quattro anni gli utenti a banda larga attivi negli States saranno 89 milioni, in virtù di un incremento annuo composito del 12,2%.
Numeri che fanno impallidire quelli dell’internet made in Italy? La risposta è scontata, nonostante pure in Italia il mercato della pubblicità online stia correndo a doppia cifra. Il problema, semmai, è di natura dimensionale: le cifre in gioco sono ancora così modeste che, per farsi notare, dovrebbe crescere – e il “consiglio” è stato lanciato da Massimo Martini, General Manager di Yahoo! Italia, in occasione della presentazione agli inserzionisti italiani della nuova piattaforma di search advertising Panama – a tre cifre, superando di slancio freni inibitori ormai atavici (vedi la diffusione parziale degli accessi broadband) e consuetudini che fanno da tappo allo sviluppo in chiave marketing del web (come il peso dominante della Tv nel mercato pubblicitario).

Fonte: il sole 24 Ore, 12 Luglio 2007

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