Sul mercato 24 alberghi

Vigo di Fassa – La Valle di Fassa, nell’estate 2007, ha registrato 906 mila presenze (+1,49% sul 2006) e 156 mila arrivi (+ 3,22%). Tra il 2001 e il 2007, in valle sono stati investiti 128,5 milioni di euro (di cui 24,5 coperti da contributo provinciale): è la valle che più ha investito nella riqualificazione degli alberghi (291 esercizi, dei quali 155 a tre stelle). Per questo è un gioco al ribasso svendere i posti letto.

E c’è il rischio che nel vortice finiscano anche aziende alberghiere sane, quelle che con più convinzione puntano su qualità e fidelizzazione del cliente. Enzo Iori e Celestino Lasagna concordano: “Purtroppo, non è una novità“, dicono, “quanto denunciato su l’Adige da alcuni operatori di Campitello”. Il fatto è che entrambi si sentono disarmati. Iori è presidente degli albergatori associati ad Asat dell’Alta Val di Fassa, Lasagna di quelli del centro valle. Cinquantamila posti letto, da Moena ad Alba di Canazei, oltre sedicimila dei quali alberghieri (e, di questi, 10.700 sono tre stelle). Pesa, eccome se pesa, la scellerata politica delle seconde case. E basta scollinare oltre il Sella e il Costalunga per misurare la differenza di modello turistico. Dice Iori, titolare del “Rita” di Canazei: “Obiettivamente, se uno offre un tre stelle mezza pensione a 30 euro, non può starci dentro. Sotto i 50 non puoi reggere, se non altro perché devi ammortizzare gli investimenti. In città offrono i bed & breakfast a 50 e non c’è paragone”. In primavera, in alta valle, hanno organizzato un paio di corsi formativi sui costi di gestione e ragionato anche sui “prezzi minimi”. “Tentativi se ne fanno”, racconta Iori, “per contrastare la tendenza al ribasso, anche se poi ogni imprenditore privato fa ciò che crede. C’è chi si fa prendere dal panico della camera vuota. Se continua così, sarebbe meglio imporre il prezzo minimo. Ma come si fa? è la logica dei saldi nei negozi. Come quella del last minute, che crea disagi: un cliente ti prenota a marzo a prezzo pieno, l’altro all’ultimo minuto e paga la metà, e poi si ritrovano nello stesso albergo…”. Celestino Lasagna (Hotel Andes a Vigo di Fassa) lo denuncia da tempo. “Ne parlo in ogni assemblea. In valle, 24 alberghi in vendita, ristrutturati e non”. Perché? “Perché la redditività va calando, e, se uno è indebitato, perché ha investito o ha da affrontare una ristrutturazione, preferisce mollare. C’è una situazione di sofferenza con le banche che non c’era in passato. E dietro la cessione ci stanno la burocrazia e i vincoli, i costi di adeguamento, le spese crescenti. Per cui uno si chiede: vale la pena che mi indebiti per vent’anni e più? In questo contesto, i piccoli alberghi a gestione familiare, quelli che hanno fatto lo sviluppo turistico trentino, rischiano di sparire“. Lasagna chiama in causa i colleghi, ma pure l’Apt: “Non possiamo ricercare clientela su tutti i mercati, bisogna puntare sulla clientela che può spendere. Ma siamo al paradosso: l’Apt dà pure un contributo ai tour operator, perché la valle finisca nel loro catalogo. Ma attenzione: perché i tour operator ti aiutano sì a riempire l’albergo, ma noi albergatori rischiamo di diventare dei meri prestatori d’opera. Quando un tour operator ti impone il 26-27% di provvigione e tu offri la mezza pensione a 35 euro, cosa ti resta? C’è troppo turismo “transato” in valle. E ci sono strutture che incominciano a proporre il pacchetto all inclusive: 40 euro compresi la merendina, il giro bar, i bimbi gratis… Uno scandalo che sta prendendo piede”. Come reagire? “Formazione, formazione, ancora formazione degli operatori, con una figura formativa ad hoc messa a disposizione”, risponde Lasagna, “perché non si può imporre il prezzo minimo per legge. E poi programmare, per imparare a far conoscere le nostre offerte in modo adeguato, perché in Val di Fassa c’è un rapporto qualità / prezzo competitivo. Ma bisogna farlo sapere”.
Fonte: L’Adige, 23 luglio 2008

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Recent Posts