Un turismo su misura

Negli ultimi giorni alcune sollecitazioni hanno alimentato il dibattito sulla direzione da imprimere allo sviluppo turistico del nostro territorio.

Venerdì, alla facoltà  di Economia, il convegno “L’evoluzione del mercato della neve nei Paesi europei”, nell’ambito della Borsa Internazionale del Turismo Montano. Sabato, convegno “Comunicare la montagna. Analisi del marketing e proposte di turismo sostenibile”, organizzato dal Comune di Trento. Domenica si è tenuta a Darè il 110 congresso della SAT. Lunedì, infine, mentre gli impiantisti sottolineavano come i turisti apprezzino il modello dello sci di massa, quindi come questo tipo di offerta “salvi” la montagna, i Verdi hanno presentato un progetto di istituzione di nuovi parchi naturali e di aree fluviali protette, rilanciando la necessità  di difendere territorio e di preservarlo per la sua fruizione futura.

Al di là  dei giudizi di valore personali, è interessante osservare come scelta del modello di sviluppo turistico coinvolga direttamente la comunità  locale. In altre parole, rispetto sviluppo turistico siamo liberi di scegliere, attraverso il dibattito “politico”, nostro futuro, senza dipendere, accade in altri settori, da decisioni di multinazionali interessate esclusivamente al rendimento dei propri investimenti e al taglio dei costi, considerano perciò il Trentino come una delle” localizzazioni produttive.

Ecco allora che chi si occupa turismo, come studioso per quanto riguarda, ma anche come politico, amministratore, come imprenditore, come investitore, ha il dovere preoccuparsi di questa scelta, avvertendola come una propria precisa responsabilità .

Non è tema da delegare altri, tanto qualcuno ci penserà , imitare, tanto da qualche parte problema lo avranno sicuramente risolto al meglio.

Dobbiamo tutti interrogarci sul futuro dell’offerta turistica del Trentino, perchè non scegliere nulla, ovvero assumere decisioni contraddittorie dare un colpo al cerchio e uno botte, non aiuta certo a mantenere nostra competitività .

Tutti riconoscono la centralità  turismo per l’andamento della nostra economia, quindi il tema deve essere considerato prioritario nell’agenda

delle decisioni strategiche.

Vorrei contribuire in modo costruttivo, segnalando ai protagonisti di questa decisione alcuni aspetti di tenere conto, nella speranza che dibattito si articoli su questioni concrete e non su posizioni ideologiche pregiudiziali.

Cercherò quindi di segnalare alcune evidenze.

Una prima evidenza riguarda la dipendenza dalla propria storia: il Trentino ha già  fatto in passato scelte precise rispetto all’offerta turistica, destinando alcune aree valli) allo sviluppo di offerte dove ha conquistato posizioni di eccellenza riconosciute a livello internazionale. Tutto questo non deve essere smantellato, ma semplicemente ottimizzato: bisogna fare attenzione ai punti di ritorno, a quelle situazioni in cui zona turistica non piace più perchè troppo visitata o antropizzata.

Come sostiene lo studioso inglese John Urry, il turismo consuma i luoghi, rendendoli via via meno attraenti mano a mano che si intensifica la loro fruizione. E, si badi, non basta continuare a investire nelle infrastrutture nella speranza di rendere luoghi eternamente fruibili, perchè in ogni caso l’eccesso di antropizzazione e di affollamento ne riducono il valore (soprattutto dal punto di vista emozionale, come ha sostenuto efficacemente il collega Giorgio Daidola nel convegno di sabato).

Noi disponiamo di risorse paesaggistiche straordinarie, che, se opportunamente gestite, possono garantire anni di ulteriore sfruttamento turistico.

Non c’è dubbio che la pratica sportiva – leggi lo sci – abbia un ruolo decisivo in questo, e che la ricchezza di alcune valli sia legata a filo doppio allo sci di massa. Si tratta solo di evitare che lo sci diventi uno sport a cui nessun limite deve essere posto, perchè così facendo non si fa il bene del territorio. Insomma, non si tratta di abbattere i piloni e le funi che già  ci sono, ma di evitare che progetti avveniristici (e particolarmente costosi) basati su carte topografiche e righelli con i quali tracciare collegamenti, diventino l’unico approccio possibile allo sviluppo dell’offerta turistica.

Al riguardo, una seconda evidenza riguarda i turisti. Molte ricerche, tra cui quelle condotte direttamente nell’Università  di Trento dal gruppo coordinato da Mariangela Franch – di cui faccio parte – dimostrano che l’attuale livello di soddisfazione degli ospiti per piste, impianti e collegamenti è già  altissimo. Molti ritornano, dichiarano di voler ritornare a lungo e di consigliare una vacanza ad amici e parenti.

Allora cerchiamo di valorizzare questo patrimonio di relazioni e di fiducia, anzichè inseguire improbabili chimere di mercati vergini e disposti a tutto pur di venire in una piccola parte del mondo che nemmeno conoscono.

Sotto il profilo strettamente aziendale, dobbiamo chiederci cioè se è meglio fare profitti attraverso i grandi numeri a prezzi risicati, proponendo

formule “tutto compreso” a nuovi turisti provenienti da bacini lontani, movimentati da tour operator internazionali (che poi dettano le regole del gioco, è bene ricordarlo); oppure se non sia meglio puntare sulla qualità , rafforzando i mercati attuali e la fidelizzazione dell’ospite di breve e medio raggio.

Ricordiamoci che per lavorare con gruppi internazionali servono strutture

ricettive, servizi di trasporto e formule commerciali incompatibili con quanto noi oggi abbiamo sul territorio (una stazione sciistica francese è dimensionata su circa 40.000 posti letto, ossia la quasi totalità  della ricettività  alberghiera del Trentinoâ.).

Dobbiamo allora cogliere la sfida della qualità  e non quella della quantità , e questo lo si può fare non con vacanza standardizzate e prive di emozioni, ma giocando la carta del valore del territorio, opportunamente tutelato e valorizzato. Un valore che non fatto solo di magnifici paesaggi, ma anche di cultura, arte, artigianato, enogastronomia, agricoltura di montagna.

Per questo, nei primi punti dell’agenda delle cose da fare propongo di continuare sulla strada dell’integrazione fra settori economici collegati turismo, coerentemente con le Linee guida del progetto di marketing territoriale approvate nella precedente legislatura. E ancora, di mostrarci innovativi nei confronti dei nostri ospiti in ciò che ci è riconosciuto più di ogni altra cosa: il nostro senso di amore e di rispetto per il territorio e l’ambiente.

Anche in una dimensione di turismo dei grandi numeri qualcosa si può fare.

Come ha scritto il sociologo Enzo Nocifora, “L’amore per la propria terra non si comunica se non lo si sente davvero, e nessuno viene a visitare un luogo che i propri abitanti non amano e non sentono come proprio”. Prendiamoci quindi le nostre responsabilità , e decidiamo cosa fare.

 

 

UMBERTO MARTINI

Dipartimento di informatica

e studi aziendali,

Università  di Trento

 

Fonte: l’Adige, giovedì 7 Ottobre 2004

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