Escursionisti a caccia di emozioni

Ci sono turisti così coraggiosi che si mettono in viaggio solo per ascoltare l’ululato dei lupi. E viaggiatori tanto sensibili da andare a caccia di alberi rari. Ci sono persone che quando vanno in vacanza scendono nel buio di antiche miniere oppure cercano ristoro in hotel subacquei nel fondo del mare.

Non c’è limite alle passioni, basta comprare un biglietto: si può viaggiare su carrozze gitane, andare alla ricerca di tornado, prendere il sole su spiagge artificiali o andare nei boschi per vedere il foliage, le foglie che cadono.

Tutto ormai è raggiungibile, visitabile, non c’è confine per i desideri, basta trovare l’agenzia giusta. Perché il senso del viaggio è più nella ricerca, nell’emozione più che nella meta. Un libro, “Tutti i colori del verde. Cartografia dei turismi vocazionali e delle passioni per la natura”, di Andrea Pollarini, edito da Franco Angeli, delinea le nuove frontiere del turismo, gli scenari dei Grand Tour contemporanei.

Secondo le statistiche dell’Organizzazione mondiale del Turismo, intorno al 2010 il numero di turisti in giro per il mondo arriverà a superare il miliardo di persone, e gli scenari degli spostamenti sono in continua evoluzione. Per capire cosa sta accadendo bisogna dimenticare il concetto ormai obsoleto di “destinazione”: le mete del nuovo secolo hanno a che fare più con le emozioni che con la geografia.

In un mondo già tutto esplorato, l’unico viaggio ancora consentito è inseguire un sogno, un’idea, la propria irrinunciabile e a volte solitaria vocazione. “Il nuovo turista non consuma più delle destinazioni, in quanto tali, ma piuttosto delle esperienze“, spiega Andrea Pollarini, presidente della Scuola Superiore del Loisir, istituto di ricerche. “La vacanza è diventata soprattutto un’occasione per esprimere un interesse specifico o per dare corpo a una passione. Così più che l’esplorazione di un luogo, è la costruzione del sogno uno degli obiettivi principali della nuova offerta turistica“.
Ed è Internet il mezzo più usato per costruirsi una vacanza su misura, a dimensione della propria personalissima fantasia. Già secondo le più recenti statistiche, l’85 per cento dei turisti – effettivi e potenziali – utilizza la rete quando pensa di mettersi in viaggio ed è navigando che spesso ci si costruisce la propria vacanza, consultando siti e agenzie online, che propongono offerte in un mercato che non ha confini.
Possiamo dire – spiega l’autore – che nessun territorio, nessuna località si può programmaticamente escludere come meta, è possibile concepire una varietà teoricamente infinita di prodotti turistici“. Sono nate così tribù di viaggiatori accomunati dagli stessi interessi, a cui sapienti tour operator offrono un catalogo, sempre aggiornabile, di emozioni.

Ecco le dimore atipiche, messe a disposizione da un consorzio che offre mulini ad acqua trasformati in alberghi. Ecco Living in the city, un tour operator che organizza viaggi nel passato alla ricerca di luoghi e personaggi che hanno lasciato un segno. Ecco il turismo fluviale, per vacanze rigorosamente senza fretta, e gli hotel silenziosi, per chi vuole sfuggire al mondo frenetico.

Per gli amanti della natura estrema, ma bisognosi di lusso, esistono invece gli Ecolodge, spazi suggestivi ma rigorosamente ecocompatibili, sia che si trovino nelle regioni selvagge africane o nella foresta pluviale australiana. Ci sono poi i viaggi virtuali e quelli per gli appassionati di home backpacking. Per i cultori di queste vacanze, veri pionieri, è proprio il viaggio inteso come spostamento fisico a essere sorpassato. In tempi di terrorismo e crisi, non rimane che una vacanza virtuale.

Oppure girovagare per la propria città, perdersi in luoghi che usualmente non si frequentano, dormire negli ostelli, lasciando le abitudini quotidiane. E poi tornarsene a casa, senza neanche aver avuto il bisogno di comprare un biglietto low cost.
Fonte: La Repubblica, 8 Febbraio 2009

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