È Trento il comune più ecocompatibile

Il comune più “eco-compatibile” d’Italia, secondo i dati del rapporto Istat sugli indicatori ambientali urbani, è Trento. Seguono, nell’ordine, Venezia, Modena, Bologna, Bolzano, Livorno, Brindisi, Genova, Avellino e Aosta. Agli ultimi posti della classifica, invece, si posizionano Massa, Enna, Olbia, Frosinone, Imperia, Catania, Ragusa, Iglesias, Rimini e Vercelli.

La classifica – spiega l’Istat – prende in considerazione tutti i principali indicatori di cause generatrici di pressione ambientale e delle eventuali risposte da parte delle autorità. Trento è il comune più “eco-compatibile” in quanto non trascura alcuno dei settori esaminati ed è particolarmente attivo negli interventi di bonifica del rumore; inoltre, ha una percentuale di raccolta differenziata prossima al 50%, un’alta densità di verde urbano e ha approvato i piani per il verde e per l’energia. Venezia è al secondo posto in particolare per la sua politica dei trasporti, che, favorita anche dalla morfologia del territorio, dal basso tasso di motorizzazione e dal basso numero di motocicli, fa registrare un buon servizio di trasporto pubblico. Il rapporto rileva, inoltre, per il capoluogo veneto un elevato numero di inquinanti monitorati per il controllo della qualità dell’aria e la conseguente adozione dei piani del verde e dell’energia. La città lagunare registra, però, anche livelli superiori alla media nella quantità di rifiuti raccolti, nelle giornate di superamento del PM10 e nei consumi di gas metano.

Per quanto riguarda i comuni meno virtuosi, Massa è in fondo alla classifica a causa della più alta raccolta dei rifiuti urbani per abitante (con una percentuale di raccolta differenziata inferiore al 25%), dell’alto consumo di acqua e del notevole numero di ciclomotori. L’Istat menziona. inoltre, l’assenza di un piano del traffico, di una mappatura dell’inquinamento acustico e il ridotto monitoraggio degli inquinanti atmosferici. Infine, Enna è al penultimo posto della graduatoria a causa del basso livello di raccolta differenziata dei rifiuti, della mancanza di centraline fisse per il monitoraggio dell’aria e dell’assenza del piano del traffico e della zonizzazione acustica.

In città più 2 ruote e PM10, ma anche verde 
Italiani in città sempre più amanti delle due ruote e alle prese con un aumento della raccolta differenziata. In crescita invece l’inquinamento da polveri sottili Pm10, dato al quale però si contrappone quello positivo di un aumento, anche se piccolo, delle zone verdi. Questi alcuni dati che emergono dalla fotografia scattata dall’Istat nell’indagine sugli ‘Indicatori ambientali urbani’ per il 2006, condotta su 111 capoluoghi di provincia, dove risiede il 29,5% della popolazione totale del paese (circa 17 milioni di persone), coprendo il 6,6% della superficie italiana.

Gli indicatori analizzati, riferisce l’Istat, evidenziano la costante presenza di fattori di pressione ambientale, ma anche un crescente impegno degli amministratori comunali verso i problemi ecologici. Nel 2006 aumenta il tasso di motorizzazione (+0,7% rispetto al 2005), il numero di motocicli per mille abitanti (+7,3%), la domanda di trasporto pubblico (+2,6%), la quantità di rifiuti urbani raccolti (+1,6%), la densità di verde urbano (+1,0%), il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti (+7,1%). Nello stesso periodo si assiste ad una contrazione del consumo di energia elettrica per uso domestico e di gas metano sia per uso domestico sia per riscaldamento (rispettivamente del 6,2% e del 4,8%); il consumo d’acqua per uso domestico resta pressoché stabile (+0,1%). Nei 73 comuni che effettuano il monitoraggio del PM10, le centraline di qualità dell’aria hanno segnalato mediamente un superamento dei limiti previsti per 67,2 giorni, con un incremento del 7,3% rispetto all’anno precedente.

Difeso il verde in città, +1% nel 2006
Segno positivo, seppur limitato, per l’aumento del verde nelle nostre città. Nel 2006, la densità di verde urbano nei comuni capoluogo di provincia si attesta al 4,2% (+1% rispetto al 2005), con una variazione media annua nel periodo 2000-2006 del 2,7%. Lo rilevano i dati del rapporto Istat sugli indicatori ambientali urbani pubblicato oggi.

Tra le città che registrano sia una densità di verde urbano superiore alla media, sia una crescita delle aree verdi superiore nell’ultimo anno a quella registrata a livello nazionale, si segnalano le performance di Torino (con una densità del 16,2%), Catania (11,9%), Milano (11,4%), Bologna (8,6%), Trento (7,8%), Pescara (7,4%) e Brescia (5,7%). Questi comuni – spiega il rapporto – hanno valori molto alti per la presenza di vasti parchi naturali, siti di interesse comunitario, aree protette e boschi, la cui superficie ricade nel territorio comunale.

Le città di Pisa (con una densità del 71,9% nel 2006), Avellino (54%), Cagliari (52,9%), Verona (45,6%), Palermo (33,9%), Ancona (28,1%), Napoli (23,9%), Terni (21,7%) ed altri 9 comuni, invece, presentano un’alta percentuale di verde urbano sulla superficie comunale, ma, rispetto al 2005, mostrano una variazione inferiore a quella media nazionale.

Al contrario, Villacidro, Sanluri (comuni che fanno parte della provincia sarda del Medio Campidano), Olbia, Enna, Caltanissetta e Taranto registrano le più basse densità di verde a gestione pubblica (meno dello 0,05%). In quasi tutti i grandi comuni vi è inoltre un incremento delle aree verdi in dotazione (solo Firenze è stabile); in particolare, le variazioni più elevate, rispetto al 2005, si registrano a Bari (+14,5%), Milano (+4,0%), Bologna (+2,6%), Torino (+1,9%), Catania (+1,6%) e Venezia (+1,2%). La densità di verde urbano è superiore alla media in 9 dei 12 grandi comuni; le eccezioni sono rappresentate da Roma (3,0%), Venezia (1,8%) e Bari (1,1%).

Infine, Verona, Palermo e Catania hanno, nel 2006, una disponibilità di verde urbano per abitante superiore al dato medio, calcolato sui comuni capoluogo di provincia (pari a 48,3 metri quadrati).

In città aumentano polveri sottili (+7,3%)
Polveri sottili in aumento del 7,3% nelle città italiane. La conferma arriva dall’ultima indagine sugli ‘Indicatori ambientali’ pubblicata oggi dall’Istat.  Secondo quanto emerge, alla fine del 2006, nei 73 comuni dove viene monitorato il PM10, il numero medio di giornate di superamento del valore limite per la protezione della salute umana è pari a 67,2, con un aumento del 7,3% rispetto all’anno precedente.

Un dato importante, visto che viene rilevato da centraline non influenzate da traffico o attività  industriale. Questo dato è storicamente decrescente man mano che ci si sposta dal Nord al Sud Italia. Al Nord i limiti sono stati superati mediamente in 88,6 giorni (+5,3% rispetto al 2005); al Centro in 64,5 giorni (+23,4%), al Sud in 27,9 (-7,3%). In ben 40 comuni è stato superato il limite delle 35 giornate, oltre il quale sono necessarie misure di contenimento e di prevenzione delle emissioni di PM10 (a cominciare dalla limitazione del traffico urbano). Nel 2006, più del 90% della popolazione dei comuni capoluogo di provincia è interessata dalla rilevazione del biossido di azoto, del monossido di carbonio, delle polveri sottili (PM10) e dell’ozono.

Boom motocicli, ma non diminuiscono auto
Le nostre città sono sempre più motorizzate, crescono i motocicli, ma non diminuiscono le auto.  Nel 2006, infatti, secondo i dati contenuti nel rapporto Istat sugli indicatori ambientali urbani, i capoluoghi di provincia hanno registrato un tasso di motorizzazione (numero di autovetture per mille abitanti) pari a 619,7 (+0,7% rispetto al 2005).

Il dato che riguarda i motocicli, però, è di 115,6 per mille abitanti, con un aumento del 7,3% rispetto all’anno precedente. Un vero e proprio boom, se si considera che, nel periodo tra il 2000 e il 2006, l’aumento dei veicoli a due ruote destinati al trasporto di persone è pari addirittura a +56,7%, con una variazione media annua del 7,8%. Tale crescita – spiega il rapporto – è da imputare a fattori diversi: le difficoltà nel parcheggiare, la sempre maggior congestione del traffico urbano, le crescenti limitazioni alla circolazione dei veicoli in zone cittadine. Imperia (224,2), Livorno (218,5), Savona (204,4) e Genova (201,7) sono i capoluoghi di provincia dove si registra il più elevato numero di motocicli per mille abitanti, mentre Villacidro (34,7) e Sanluri (32,8), della provincia sarda del Medio Campidano, sono i comuni agli ultimi posti della classifica. Per quanto riguarda le grandi città, il maggior incremento nel numero di motocicli per mille abitanti si è registrato a Roma (+14,3%), Palermo (+9,8%), Catania (+8,9%) e Napoli (+7,9%).

Per quanto riguarda le automobili, Viterbo (753,9), Roma (742,3), Latina (735,1), Olbia (734,7) e Frosinone (715,9) sono i capoluoghi di provincia con i tassi di motorizzazione più elevati. I valori più bassi si riscontrano a Genova (464,8) e Venezia (423,7), mentre anomalo è il valore di Aosta (1.932,9 autovetture per mille abitanti), spiegabile con la minore tassazione nell’iscrizione di nuove autovetture.

Nel 2006, inoltre, solo 5 delle 12 grandi città hanno visto diminuire il tasso di motorizzazione rispetto all’anno precedente: Bologna (-1,3%), Genova (-1,0%), Milano (-0,7%), Venezia (-0,6%) e Firenze (-0,3%). Palermo è la città dove è maggiormente aumentato il numero di autovetture (+1,8%), seguita da Catania (+1,5%), Roma (+1,3%) e Bari (+1,2%). Roma ha comunque nettamente migliorato il rapporto tra passeggeri trasportati dai mezzi pubblici e abitanti (+5,5% rispetto al 2005); anche Torino (+4,9%), Venezia (+4,3%) e Napoli (+3,4%) registrano buone performance nel trasporto pubblico.

Riscossa del Sud su differenziata (+21,7%)
Gli italiani in città nel 2006 hanno prodotto più rifiuti del 2005, con un aumento generale della raccolta differenziata del 7,1%. Rispetto al 2005, su questo fronte, c’è la riscossa dei comuni del Sud, che registrano un aumento del 21,7%. E, nel 2006, sono appena 34 i comuni capoluogo di provincia ad aver raggiunto l’obiettivo del 35% di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani raccolti (26 di questi sono del Nord, 5 del Centro e 3 del Sud).

Nel 2006 la raccolta di rifiuti urbani nei 111 capoluoghi di provincia, riferisce l’Istat, è pari a 633,9 kg per abitante (+1,6% rispetto al 2005). E la percentuale di raccolta differenziata, pari al 23,7%, si attesta al 33,6% per i comuni del Nord, al 23,0% al Centro e al 10,1% per il Sud.

I comuni del Sud, cercando di raggiungere gli obiettivi imposti dalla normativa di legge, registrano un aumento del 21,7%. Anche gli altri comuni, del Nord e del Centro, continuano però ad incrementare le loro quote di raccolta differenziata (+6,3% al Nord e +3% al Centro rispetto al 2005). Il servizio della raccolta differenziata è comunque ormai presente in tutti i comuni analizzati, anche se rimangono delle differenze nella copertura dell’utenza: nel 2006 i comuni con popolazione totalmente servita dalla raccolta differenziata sono il 78,4% di tutti i capoluoghi di provincia; tale percentuale sale al 95,7% se si considerano i comuni del Nord ed è pari al 72,7% e al 52,4%, rispettivamente per il Centro e per il Sud.

34 capoluoghi fanno centro su differenziata
Nel 2006 sono appena 34 i comuni capoluogo di provincia ad aver raggiunto l’obiettivo del 35% di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani raccolti (26 di questi sono del Nord, 5 del Centro e 3 del Sud). Le città che per ultime hanno raggiunto il 35% di raccolta differenziata nel 2006 sono: Alessandria, Aosta, Mantova, Belluno, Ravenna, Prato, Tortolì, Sanluri e Villacidro.  Nel 2006, Catania, Firenze, Roma e Venezia sono i grandi comuni che raccolgono più di 700 kg per abitante di rifiuti urbani; Genova è, invece, quello che registra la quantità minore (542 kg per abitante). Tra i 12 grandi comuni, quelli che presentano un valore di raccolta differenziata superiore alla media complessiva dei 111 capoluoghi di provincia (23,7%) sono Torino, Verona, Firenze, Milano, Bologna e Venezia; valori inferiori al 10% si registrano, invece, a Catania e Palermo.

Fonte: Ansa, 29 Agosto 2007

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