Svendita posti letto, una notte a 20 euro

Val di Fassa

Metti un lungo fine settimana in luglio nella ridente Val di Fassa. Metti un bell’hotel a quattro stelle a Campitello o a Canazei. Ai piedi delle stupende montagne dolomitiche, a respirare l’aria frizzante della montagna. Abbina alla vacanza una serata all’opera all’Arena di Verona, un’escursione in Marmolada, un piacevole pomeriggio di coccole in piscina o nel centro salute dell’albergo. Una favola per te e per il gruppo dei compagni di viaggio. Che assume toni ancor più fiabeschi, se il prezzo dell’hotel si aggira sui 20 euro a notte. Ma non è una favola, è una mesta realtà, purtroppo diffusa un po’ ovunque in valle, da Moena a Canazei. A lamentarsi della “svendita” dei posti letto sono alcuni operatori del settore stesso, quelli che alle agenzie turistiche che offrono grandi numeri per riempire le strutture ricettive concedono sconti che non vanno oltre i 5 euro a persona sul prezzo pubblicato. Preferiscono non rendere pubblici i loro nomi e dicono che se il turismo in valle si orienterà verso la quantità, piuttosto che verso la qualità, non riusciranno più a tenere il passo e si vedranno costretti a vendere l’albergo a imprenditori stranieri. Dice bene Natale Rigotti, presidente dell’Associazione Albergatori del Trentino, quando dichiara sul bollettino dell’associazione che in Trentino la qualità dell’offerta cresce senza aumentare i prezzi; qui però non si parla di blocco dei prezzi, dicono tristemente gli albergatori, ma di svendita totale. Solo a Campitello, nel settore alberghiero, i posti letto negli ultimi anni sono aumentati di oltre 600 unità e queste vanno riempite, costi quel che costi; anzi, per meglio dire, costi quel che “non” costi. A scapito di un servizio non sempre all’altezza delle quattro stelle, soprattutto a tavola. Ci sono clienti che si lamentano della cucina, ma, si sa, per una manciata di euro non si possono pretendere banchetti da re Mida. E se anche il cliente non del tutto soddisfatto non torna più, poco importa, l’agenzia ha bell’e pronta una nuova vagonata di turisti, non più italiani, ma tedeschi, polacchi, russi, israeliani. La colpa è attribuita alla normativa provinciale, che non prevede l’obbligo di esposizione dei prezzi minimi praticabili per ogni categoria alberghiera. Questo è vero. La legge provinciale n. 7 del 2002, “Disciplina degli esercizi alberghieri ed extra-alberghieri e promozione della qualità della ricettività  turistica”, tanto per citarne una nel mare magnum della legislazione in materia di imprese turistiche, all’articolo 19 “Prezzi dei servizi degli esercizi alberghieri”, parla solo di prezzi massimi. “I gestori degli esercizi alberghieri sono obbligati a comunicare ai soggetti individuati dal regolamento di esecuzione i prezzi massimi che intendono praticare” e, ancora, “I gestori degli esercizi alberghieri devono esporre in modo ben visibile e leggibile nella zona di ricevimento degli ospiti una tabella riportante l’indicazione dei prezzi massimi“. Gli operatori scontenti lanciano una proposta all’autorità  provinciale competente: “Perché non organizzare un monitoraggio sulla politica dei prezzi in Val di Fassa?”.

Fonte: l’Adige, 22 luglio 2008

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