Surf, la tavola spopola anche in Italia

Mercoledì da leoni” a “Point break”, incarnano il mito dell’uomo libero, stagliato nel vento in attesa dell’onda perfetta.
Iconografia a parte, gli sport da onda stanno conoscendo un successo inaspettato anche in Italia, dove condizioni di vento e relativa incidenza delle mareggiate poco hanno a che vedere con quelle della California, o dell’Australia.

DISCIPLINE DIVERSE – Occorre specificare che surf, windsurf e kite surf sono discipline sportive molto diverse, con un unico comune denominatore: la tavola. Semplificando al massimo si può dire che il surf utilizza soltanto la tavola, il wind surf sfrutta la potenza del vento grazie ad una vela attaccata sulla tavola, mentre l’ultimo nato, il kite surf è un incrocio tra parapendio, windsurf e surf, che utilizza la forza di trazione del kite (letteralmente aquilone) collegato con almeno due cavi di una trentina di metri ad una barra orizzontale di una sessantina di centimetri, che serve per impugnare e tenere l’aquilone.
LA STORIA – In principio fu il surf da onda, che la leggenda narra sia stato scoperto dall’esploratore James Cook in approdo alle isole Hawai alla fine del 1700: un indigeno che cavalcava onde possenti su una tavola lunga oltre cinque metri e di più di 70 chili di peso lo colpì al punto da scrivere sul suo diario di bordo: “Mentre osservavo quell’indigeno penetrare su una piccola canoa le lunghe onde a largo di Matavai Point, non potevo fare a meno di concludere che quell’uomo provasse la più sublime delle emozioni nel sentirsi trascinare con tale velocità  dal mare”.
Da allora ne è passata di acqua sotto le tavole, finchè i primi yankees americani, facilitati dalla vicinanza con le isole Hawai non hanno importato lo sport in California, dove verso la metà  degli anni ’50 è diventato un fenomeno di costume. Per vedere i primi surfisti italiani all’opera occorre però attendere la metà  degli anni ’80.

SURF IN ITALIA – Oggi centinaia di centauri delle onde si danno appuntamento sui litorali italiani, che notoriamente non garantiscono il livello di praticabilità  quotidiana dei luoghi di culto californiani. Per questo i surfer nostrani, nomadi dell’onda, sono attentissimi alle condizioni meteo e tutti i siti specializzati dedicati all’argomento riportano live cam e condizioni del vento. Questo perchè per praticare surf sui lidi nostrani non basta armarsi di tavola e muta, ma occorre aspettare le mareggiate e, a seconda della loro provenienza, capire quale sarà  lo spot ( che in gergo significa il luogo) che offrirà  le onde migliori.
 

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