Soli, depressi, in crisi di astinenza

Una specie di coperta di Linus, che quando ti manca non senti solo freddo, ma ne hai nostalgia. Difficile rinunciarci, perchè non solo risolve problemi, velocizza e snellisce le mille cose da fare in una giornata, ma ti fa stare “nel giro” e anzi ti aiuta ad allargarlo sentendoti al centro delle cose. Insomma, una presenza così pervasiva nella vita quotidiana e nelle abitudini che con lei abbiamo ormai instaurato un rapporto di tipo emotivo. Così profondo che se ce la tolgono reagiamo come se venisse meno un affetto.
 
Questa è diventata Internet secondo uno studio congiunto di Yahoo!, il provider più famoso e trafficato al mondo, e OMD, agenzia leader di comunicazione, che hanno sottoposto un gruppo di persone a un esperimento che molti hanno ritenuto insopportabile: stare senza connessione al web per due settimane.
 
Il risultato dell’Internet Deprivation study – come è stato chiamato l’esperimento su un campione di 1000 utenti e 13 famiglie per 28 componenti in totale – è che molti dei partecipanti hanno sopportato con grandi sforzi l’astinenza, raccontando di aver resistito con molta fatica alla tentazione di connettersi e scoprendo, in tanta difficoltà , una così profonda familiarità , se non dipendenza, che non sospettavano di avere prima di dover fare senza. Il fatto è che per molti prenotare viaggi, controllare i risultati dello sport preferito, comunicare con amici e famiglia o pagare le bollette sono pratiche che si consumano ormai sul web.
 
Per l’esperimento, hanno detto i partecipanti, due settimane sono state una concessione alla scienza ma sarebbero improponibili in condizioni normali: se proprio uno è costretto a stare offline, il tempo medio sostenibile è di non più di cinque giorni.
“Si tratta di uno studio meramente indicativo delle miriadi di maniere in cui internet, in appena dieci anni, abbia irrevocabilmente cambiato la vita quotidiana dei consumatori”, ha spiegato il capo ufficio vendite di Yahoo! Wenda Harris Millard, per la quale è già  molto significativo “come sia stato difficile trovare cavie da sottoporre alla deprivazione da internet”. Uno studio “profondamente etnografico” per il provider californiano, il che vuol dire non tanto e non solo osservare le tendenze di consumo, “ma accendere una rara luce sul motivo per cui la gente fà  le scelte che fà  e in che modo vi sia emotivamente coinvolta”.
 
Obiettivo alto e certamente persuasivo, ma certo è che i soggetti coinvolti nello studio neutri non sono: Yahoo! infatti non lo nega (“aiutiamo il marketing ad applicare questi risultati per raggiungere il loro pubblico”) e il contesto in cui lo studio è stato presentato, la settimana della pubblicità  in corso a New York, lo è tanto meno. Fatto sta che, indipendentemente dall’età , reddito o cultura, i ‘deprivati’ dello studio hanno tutti lamentato astinenza e un senso di perdita, frustrazione e disconnessione dal mondo.
 
Per motivi pratici: usare Internet significa trovare prezzi più bassi, avere servizi più veloci, che sia trovare un numero di telefono o guardare il “tutto città ” per cercare una strada. Così utile in questo senso, che quasi nessuno più usa il telefono o le pagine gialle. Prima di comprare qualsiasi cosa nel mondo reale chi usa il Web è solito navigare molto in cerca delle offerte migliori ma anche per conoscere in dettaglio le caratteristiche del prodotto che sta per acquistare. Dalla parte delle aziende, ciò significa che chi meglio descrive la propria merce su Internet ha più opportunità  di veder varcare la soglia del proprio negozio.
 
Ma alle ragioni di utilità  se ne aggiungono altre più intangibili e quasi pulviscolari, e che hanno a che fare col ruolo che internet ha assunto in questo secolo. I per forza astinenti se hanno tutto sommato superato il trauma di non poter conoscere, prenotare, spedire, pagare, hanno invece più duramente affrontato il veto alla comunicazione. Scrivere mail o partecipare a chat, stare in contatto coi familiari o allargare il cerchio della propria socialità , creare insomma comunità , è uso e quasi ‘sentimento’ cui nessuno vuol rinunciare.
 
“Sentirsi fuori dal giro” è stata infatti l’obiezione più comune, un giro di privato e intimo che chi usa il web riesce a mantenere e coltivare anche quando il pubblico invade. Per esempio in ufficio: amare o lasciare per e-mail, mentre il capoufficio si aggira tra i tavoli, è abitudine che molti denunciano come conveniente e a riparo da inevitabili indiscrezioni. Se tu gliela togli, certo che viene la depressione: i sentimenti va a finire che tocca affrontarli faccia a faccia.
 
Fonte: la Repubblica (a cura di ALESSANDRA RETICO)

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Recent Posts