Scuola di formazione alberghiera

È di questi giorni la notizia che, con un investimento di 10 miliardi di dirhams (circa 2,72 miliardi di dollari), gli Emirati Arabi Uniti creeranno una scuola di formazione alberghiera per supportare il boom ricettivo e lo sviluppo turistico della destinazione. Mentre in Italia gli fa eco la lettera scritta da un insegnante napoletano al Ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni, affinché vi sia maggiore attenzione al sostegno e alla valorizzazione della scuola alberghiera italiana.

Due realtà e due visioni ben distinte del ruolo della formazione turistica e di quelli che dovrebbero essere gli investimenti a supporto di un settore del quale tutti, in Italia, affermano il ruolo strategico per la nostra economia attuale e futura, ma di cui forse alle tante parole non seguono interventi concreti.
Dubai, che prevede di non poter più contare sulle entrate petrolifere tra 25 anni, ha da tempo avviato progetti per lo sviluppo del comparto turistico, con piani multimilionari, e ai quali affianca, oggi, la volontà di incidere nella crescita qualitativa professionale delle risorse umane. In Italia, invece, al di là delle buone intenzioni e delle ingenti risorse assegnate senza alcun piano o per piani fini a se stessi o che non producono alcun concreto risultato, se non quello della dispersione e dello spreco, anche la formazione turistico-alberghiera è in decadenza. Lo è la Scuola Alberghiera, ma lo è anche tutta la formazione extra-scuola: si pensi solo alle innumerevoli iniziative e risorse attribuite dal Fse, milioni di euro messi insieme, sui quali nessuno verifica – al di là della forma – l’efficacia qualitativa, la presenza di docenti specialisti del settore e gli esiti. Ma lo sono anche le neonate facoltà per il turismo delle università, che solo oggi si domandano realmente per quali professioni formare, al di là dei contenuti teorici di conoscenza sul settore turistico (come dire d’aver prima creato un “reparto ospedaliero” e accorgersi dopo di non sapere esattamente quale destinazione darne e quali patologie curare).
E non si può pensare che siano soltanto i master o i corsi di specializzazione a pagamento, alcuni erogati dalle stesse università, le uniche alternative di offerta formativa adeguate alle esigenze di mercato. Anche perché il mercato del lavoro ha sicuramente bisogno di alcuni profili professionali di management, ma ha molto più bisogno di figure intermedie e tecnico-esecutive.
Riportiamo così questo accorato appello del prof. Antonio Faracca dell’Istituto Alberghiero Rossini di Bagnoli, pubblicato sul sito dell’associazione “Giovani del Sud”, che sostiene l’iniziativa, augurandoci che possa stimolare l’attenzione dei più e aprire una discussione sul tema.
“In questi anni, Signor Ministro, la Scuola Professionale Alberghiera ha vissuto anni di incertezze, senza una riforma che desse valore ad un Istruzione Professionale Alberghiera che è stata sempre bistrattata, relegandola ad un ruolo secondario. L’Italia, paese a vocazione turistica, richiede operatori che hanno una cultura dell’ospitalità e delle tecniche turistiche alberghiere che possano soddisfare i potenziali clienti.
Con D.P.R. 30 settembre 1954 N° 1581, era istituita a Napoli una scuola avente finalità ed ordinamento speciale, con la denominazione di Istituto Professionale Alberghiero, con lo scopo di preparare personale idoneo all’esercizio delle attività di ordine esecutivo nei vari settori dell’industria alberghiera (scuola professionale di cucina, scuola professionale per ristorante e bar, scuola professionale per servizi di segreteria e amministrazione).
Quindi, la Scuola Professionale Alberghiera ha una sua tipicità che non può essere snaturata; occorre, anzi, rafforzare le tematiche di studio, non sempre sono in linea con il mercato turistico alberghiero. Occorre, credo, creare un liceo tecnologico alberghiero, che possa formare i futuri operatori turistici alberghieri.
La figura del maitre, del sommelier e del barman, che all’estero forse sono un po’ sbiadite, non trovano riscontro con quelle italiane, che hanno un retaggio storico e culturale. Possiamo con orgoglio affermare che il concetto di ristorazione, inteso come momento significativo, nasce soprattutto in Italia. I banchetti iniziano nella Roma dei Cesari nel 1489 (un esempio su tanti), in occasione delle nozze di Giangaleazzo Visconti e Isabella d’Aragona, per cui si affida l’allestimento del banchetti nuziale al genio di Leonardo DA Vinci.
Il mondo del lavoro, nel settore della ristorazione, richiede polivalenza culturale e linguistica, profonda conoscenza delle tradizioni del proprio territorio e alta professionalità, basata su qualità personali, acquisizioni di sapere, e abilità tecnica. Il mondo della ristorazione si presenta variegato, con un ampio ventaglio di offerte, che va al di là della semplice ristorazione, ma comprende tutte le diverse sfaccettature del gusto a 360 gradi: dalla scelta dei colori a quella del tema stabilito dal cliente, dagli addobbi floreali, dall’intrattenimento alla conduzione dell’evento, dalla cucina tipica regionale alla gastronomia internazionale.
I banchetti oggi sono sempre più personalizzati, si preferisce per alcuni un’atmosfera da primo ‘900, dove storia e leggenda si fondono, in un’ambiente che fa della sobrietà il suo credo: per altri un tuffo nel passato, in una celebre residenza della regina Carolina e di Gioacchino Murat, fregiato dei dipinti di Luca Giordano (Cenacolo – Belvedere – Napoli).
La scuola alberghiera ha un ruolo importante nella crescita formativa e professionale dei futuri operatori del settore turistico alberghiero. In questi anni le tante riforme hanno cancellato la tipicità della scuola alberghiera, dandogli un ruolo secondario, con la difficoltà di competere con un mercato del lavoro che richiede competenza e professionalità. Gli Istituti di Formazione Alberghiera sono diretti da un dirigente scolastico, un team di insegnanti preparati e professionali, non solo sulle materie tecnico-pratiche, ma anche culturali.
Occorre avere fiducia e determinazione nel perseguire quel credo professionale e costruire nei discenti una forma mentis, che sa coniugare il saper e il saper fare.
Il reclutamento del personale extra e non avviene tramite gli Istituti Professionali Alberghieri, che forniscono agli allievi una preparazione di base sufficiente per svolgere le mansioni di commis di sala.
L’Istruzione Professionale Alberghiera costruisce il percorso di studio basandosi su una preparazione culturale – tecnica flessibile e polivalente, in linea con le richieste del mercato turistico alberghiero.
Il personale di contatto non solo è un fondamentale elemento della qualità del servizio, ma contribuisce anche a identificare il servizio stesso agli occhi dei clienti. Gestisce l’immagine e la credibilità dell’impresa che rappresenta. Per questo una calda accoglienza, un sorriso per rompere il ghiaccio, un gesto cortese, la cura dei particolari, fa sentire la persona “importante; in gergo di marketing si dice che si vende sempre prima l’uomo, poi il prodotto o servizio.
Infine, la Scuola Alberghiera ha un ruolo primario, e non secondario, nel tracciare un primo solco nel vasto panorama ristorativo, dove i protagonisti sono i nostri discenti, formati da un team di docenti, che, grazie alla passione per la professione e al loro know how, sanno trasmettere la cultura dell’ospitalità.
Ci sarà un futuro per l’Istruzione Professionale Alberghiera?

Fonte: Francesco Mongiello, FormazioneTurismo.com, 11 Giugno 2008

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Recent Posts