Il problema del turismo trentino

Adesso qualcosa accadrà. La montagna trentina si è accorta di un problema, che il Garda Trentino ha evidenziato già più di un anno fa.

Ma siccome i “terroni del Trentino” sono minoranza, ecco che solo ora la notizia va in prima pagina, ecco che solo ora al problema si riservano pagine di giornale. Meglio tardi che mai, si potrebbe dire. Ricordo che il Consiglio Comunale di Riva del Garda per primo discusse del problema, su mia iniziativa, approvando anche (all’unanimità) una mozione, rimasta peraltro lettera morta. Il problema è, probabilmente, più grave e più difficile da risolvere di quello che potrebbe sembrare, questo è indubbio; ma per risolverlo c’è solo una strada, quella che dovrebbe immaginare gli operatori compatti su una stessa linea, supportati da chi dovrebbe governare il turismo; il problema dei prezzi è molto complesso, perché è correlazionato a problematiche che forse si possono definire epocali e per le quali il prezzo è la punta dell’iceberg.. Cosa porta al problema e cosa comporta la sua esistenza? Il desiderio di realizzare “numeri” sempre maggiori o solo la preoccupazione relativa alla sensazione di cali di flusso, spingono molti operatori del turismo ricettivo (spiego più avanti perché non li ho chiamati semplicemente albergatori) ad accettare proposte “capestro” degli intermediari. Quegli operatori del turismo ricettivo che hanno soprattutto dimensioni superiori alla media ed una gestione improntata con criteri industriali, quando si rendono conto che altrimenti difficilmente farebbero il pieno, tenendo presente che comunque sopporterebbero costi generali, costi di personale, eccetera, accettano, nell’ottica del “meglio poco che niente”. Più sono coloro i quali accettano di partecipare a questa “giostra”, più saranno le fonti e gli intermediari che impronteranno la loro strategia in tal senso; alcuni di loro per mettersi su una fascia di mercato particolare, altri addirittura per realizzare maggiori utili (rischiare di collocare un gruppo all’ultimo momento aumenta la possibilità di ricarico). Si diceva prima che gli operatori del ricettivo sono soprattutto quelli dalle dimensioni medio-grandi; occorre aggiungere che, sempre più spesso, sono quelli che pure (quasi conseguentemente) portano un distintivo di categoria superiore e che prendono sempre meno queste decisioni in modo episodico, ma sempre più strategico. Ed allora: la località perde immagine (perché viene sempre più conosciuta come il luogo dove si può sistemare gente per due ceci), a loro volta la stessa immagine la perdono per lo stesso motivo gli alberghi maggiori (gli stessi alberghi “stellati” che praticano questa politica non possono riuscire, spesse volte, in presenza di ricavi siffatti, a mantenere gli standard necessari al proprio livello), che, così facendo, “massacrano” i colleghi più piccoli (i grandi possono, all’interno del complesso dei loro ricavi, riservarne una parte per i meno cospicui, ma, se ai piccoli rimangono solo ricavi scarsi, essi non possono altro che soccombere); e spesso i piccoli sono quelli che portano avanti quelle gestioni familiari legate alle tradizioni, ai sacrifici ed all’amore per l’arte dell’ospitalità, aggiornate costantemente con il ricavo del proprio lavoro, quelli su cui si è fondata la nascita e la crescita dell’albergatoria trentina e gardesana (mentre, dall’altra parte, ci si trova spesso in presenza di imprese che hanno realizzato in altre attività le risorse da investire nella costruzione degli alberghi. A questo concetto mi riferivo quando parlavo di differenze tra albergatori ed operatori del ricettivo). È indubbio, allora, che procedere su questa strada non porta a nulla di buono. È altrettanto indubbio che occorre (e ben venga la montagna che chiede aiuto) “serrare le file” per fare fronte comune il più possibile, condividendo le problematiche, organizzandosi, per poter essere attori del mercato e non subirlo. E più dell’Ente pubblico (che potrebbe dare una mano in cabina di regia), è necessario che ne siano coscienti tutti i protagonisti, i quali non risolvono nulla a “beccarsi come i galletti di manzoniana memoria”, ma che, insieme (e su questo le stesse associazioni fin qui sono state poco presenti), devono fare un ragionamento condiviso, impegnandosi, per esempio, a seguire criteri, prezzi e trattamenti concordati.

Carlo Modena

Già presidente di Palacongressi e dell’Azienda autonoma di Soggiorno di Riva del Garda
Fonte: L’Adige, 24 luglio 2008

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