Niente alberghi o discoteche nel paniere Eurispes

Le famiglie italiane stringono la cinghia. Mandare i propri figli in discoteca o programmare le vacanze in albergo è diventato un vero e proprio lusso. A”fotografare” le abitudini delle coppie giovani del Bel Paese è il nuovo paniere dell’Eurispes, un paniere formato austerity in cui spariscono per l’appunto le sale da ballo, gli hotel e ritrovano invece grande spazio le spese di tutti i giorni. Gran parte dello stipendio se ne va infatti per le spese alimentari e per quelle dell’affitto.

L’istantanea dell’istituto di ricerca, scattata tendendo conto delle abitudini di in una coppia relativamente giovane, con due figli a carico, offre una misura dei prezzi alternativa a quella ufficiale dell’Istat. In questa famiglia, spiega il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, “non c’e’ spazio per l’acquisto di beni di lusso, ma il budget mensile consente raramente anche di andare a cena fuori o a teatro”. Gran parte dello stipendio, infatti, se ne va in spese per gli alimentari (il cui peso sul totale è del 27% contro il 16% del paniere ufficiale Istat) e per l’affitto (27% contro il 9% che l’Istituto di statistica riserva al capitolo abitazione).

Ma in che cosa differisce il paniere dell’Eurispes da quello dell’Istat? Semplice, il primo ordina e raggruppa le voci secondo quelle che sono le esigenze della famiglia e la logica con la quale si costruisce il bilancio familiare, il secondo, viceversa, riunisce le voci secondo un criterio merceologico e quindi raggruppandole secondo le fonti di produzione e i canali di distribuzione. Questa distinzione fa capire perchè l’Eurispes, nello stilare i dati, è partito dalla famiglia tipo, che dispone di soli redditi da lavoro, mentre l’Istat tiene conto del reddito complessivo disponibile di tutte le famiglie italiane. Non solo. La famiglia Eurispes si differenzia da quella Istat perche’ pur occupando valori mediani nella distribuzione delle famiglie giovani e delle famiglie con quattro componenti, essa ha un reddito molto inferiore al reddito medio italiano pro capite, sul quale si basa il invece il paniere Istat.

“Occorre dare maggiore visibilità  a tutti i soggetti sociali, cercando di costruire indici dei prezzi al consumo per famiglie di pensionati e famiglie con bassi redditi, analizzando gli immigrati e le loro famiglie nella globalità  delle loro condizioni di vita e di esclusione sociale”. Parola del presidente dell’Istat, Luigi Biggeri, che oggi ha inaugurato la settima Conferenza Nazionale di Statistica. Le polemiche sull’attendibilità  dei calcoli con cui l’Istat misura il carovita non finiscono però qui. Prima di lanciare la proposta di un’inflazione per i più poveri, Biggeri aveva polemizzato con la stampa e i media che, “per catturare con più immediatezza l’attenzione del pubblico, tendono a riportare le statistiche ponendo enfasi più sulle cifre ‘anomale’ o ‘eclatanti’ che sul senso complessivo dei dati”. E proprio per restituire autorevolezza al sistema statistico Biggeri auspica anche “interventi legislativi”.

Per imprimere una svolta ancora più incisiva al nuovo corso, la società  di statistica rivisita – dopo 12 anni – il suo marchio: abbandona la scritta tutta maiuscola per adottare il maiuscolo-minuscolo e ‘apre’ il tradizionale cubo rosso che ne ha caratterizzato la vita di questo decennio. Una scelta “che mantiene l’istituzionalità , aprendosi però verso gli utilizzatori in modo più immediato”, spiegano gli autori del restyling.

 

La risposta dell’Istat di un’inflazione per i ceti meno abbienti rischia però di arrivare troppo tardi. L’Eurispes ha annunciato proprio oggi un nuovo paniere per il calcolo del carovita in alternativa a quello ufficiale dell’Istat, identificando una famiglia di riferimento in una coppia relativamente giovane, con due figli. Un paniere in cui vengono messi al bando gli alberghi e le discoteche per lasciare molto più peso alla spesa di tutti i giorni e a quelle per la casa, affitto in testa. In questa famiglia, spiega l’Istituto di Gian Maria Fara, non c’è spazio per l’acquisto di beni di lusso, ma il budget mensile consente raramente anche di andare a cena fuori o a teatro. Gran parte dello stipendio, infatti, se ne va in spese per gli alimentari (il cui peso sul totale è del 27% contro il 16% del paniere ufficiale Istat) e per l’affitto (27% contro il 9% che l’Istituto di statistica riserva al capitolo abitazione).

Ecco i segreti del nuovo paniere

Con i soli redditi da lavoro, la famiglia media italiana non riesce ad arrivare alla fine del mese. E solo i trasferimenti dallo stato e/o da altre famiglie, fra cui quelle dei nonni, redditi da capitale mobiliare e immobiliare o un secondo lavoro, spesso esercitato in nero, aiutano a sopravvivere. I prezzi, sostiene l’Eurispes, sono una delle due lame della forbice fra le quali si trova stretta la famiglia italiana; l’altra lama è rappresentata dal reddito che la famiglia riesce a conseguire. Il paniere costruito dall’Eurispes ha una famiglia di riferimento in una coppia relativamente giovane (38 anni lui, 30 lei) con due figli (un maschio di 8 anni ed una femmina di 6). Si tratta quindi di una famiglia ideale se confrontata con la media statistica dell’universo demografico italiano, ma molto rappresentativa in termini dinamici.

L’Eurispes ha poi provveduto a stilare un bilancio delle sue necessità  materiali e di spesa. La spesa mensile è stata quindi confrontata con il reddito di quattro famiglie tipo, rappresentative delle diverse situazioni lavorative. La validità  di questo paniere, a giudizio dell’Eurispes, risiede innanzitutto nel fatto che è rappresentativo di una famiglia che dispone di soli redditi da lavoro, e quindi si tratta del paniere più corretto a rappresentare l’andamento dei prezzi per il calcolo delle variazioni salariali automatiche e per la definizione del tasso di inflazione programmata da applicare ai contratti collettivi. La famiglia Eurispes differisce da quella Istat perchè pur occupando valori mediani nella distribuzione delle famiglie giovani e delle famiglie con quattro componenti, essa ha un reddito molto inferiore al reddito medio italiano pro capite, sul quale si basa il paniere Istat, che tiene conto del reddito complessivo disponibile di tutte le famiglie italiane.
Le differenze. La prima è che nel paniere Eurispes non compaiono sigarette estere, garage, noleggio auto, taxi, aerei, imbarcazioni, manifestazioni sportive, luna park, stabilimenti balneari, discoteche, lotterie, libri non scolastici, alberghi, oreficeria, orologi, valigeria, servizi bancari.
La seconda differenza è che alcuni consumi, elencati nel paniere Istat, come bar e ristoranti, cinema, teatri sono poco o nulla presenti in quello Eurispes.
La terza risiede, infine, nell’ipotesi elaborata che la famiglia Eurispes paghi l’affitto (o un mutuo per la casa). Ovviamente questo non riflette il dato medio della famiglia italiana, ma è molto vicino alla realtà  di un gran numero di coppie giovani.
Le voci di maggior peso.
Sono quelle relative alla casa-affitto e spese correnti (27,17%) e agli alimentari (27,14%), seguite dall’abbigliamento (10,56%) e dai trasporti (8,70%). Le maggiori differenze si riscontrano nel diverso peso dato alle spese per l’abitazione e per i prodotti alimentari: in entrambi i casi l’importanza relativa di queste spese è di gran lunga più elevata per l’Eurispes che per l’Istat.

I contesti territoriali.
L’Eurispes ha collocato la famiglia tipo in dieci diversi contesti territoriali: Roma, Torino, Genova, Treviso, Bologna, San Benedetto del Tronto, Capodimonte (in provincia di Viterbo), Caserta, Cosenza e Noci (in provincia di Bari). Le forti differenze fra le località  riscontrate per gli alimentari (iniziando dai prodotti alimentari si nota che la spesa complessiva della famiglia va da un massimo di 227 euro a settimana a Treviso ad un minimo di 166 euro a settimana a Noci per la dieta standard), si ritrovano anche per le spese della casa, che vanno da un massimo di 1.516 euro a Bologna ad un minimo di 813 euro a Capodimonte. Differenze anche abbastanza consistenti si riscontrano per le spese di trasporto, dovute soprattutto a due voci: l’assicurazione auto e i trasporti pubblici per i quali si va da un minimo di 249 per Noci ad un massimo di 334 per la città  di Caserta

Fonte: ANSA, 9 novembre 2004

 

 

 

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