New York, il sogno dello star-chef

Da lui pochi se lo sarebbero aspettato: il genio culinario della Grande Mela apre un fast food. Proprio così. Sarà  a cinque stelle ma sempre una paninoteca. Un paradosso nella patria dell’obesità . Ma lui è un americano e come ogni americano è cresciuto mangiando fast food: lo ammette senza timore, “e ora che invecchio – spiega – gli hamburger mi piacciano ancora, ma quando li mangio, li voglio davvero buoni”.

E non potranno essere altrimenti se saranno le mani lo dello star-chef che ha vinto più volte l’Oscar della gastronomia. “E’ qualcosa che ho sempre voluto fare”. Il debutto di Burger and Bottles, a pochi passi da The French Laundry, è fissato tra sei mesi: “Sarà  la mia versione di In-N-Out, una popolare catena di hamburger della West Coast”, ha spiegato lo chef al Los Angeles Times. Kristine Keefer, un’addetta stampa che per anni ha lavorato con Keller, non lo nasconde: “Il suo primo amore, quando non cucina o non viaggia, è il fast food”.
Non è una passione isolata: anche uno chef rivale di Keller, Danny Meyer, ha aperto nella ricchissima Manhattan uno stand gastronomico che serve hamburger, hot dog, patatine fritte, gelato, Coca Cola e Pepsi. Aprire fast food a cinque stelle sembra diventato un gioco diffuso tra i grandi chef, una moda gastronomica che riesce ad ammaliare il gourmet d’oltreoceano. Un mese fa il critico gastronomico del New York Times Frank Bruni ha dedicato un servizio di due pagine a una sua altrettanto nostalgica odissea gastronomica di nove giorni e 15 Stati nell’America del grande fast food regionali.
Non è del resto inconsueto, in un panorama della ristorazione che sempre di più si conforma ai meccanismi del mercato, che gli chef si diversifichino su vari livelli. I re dei cuochi si sono trasformati in griffe i cui prodotti vengono forniti con una scansione di qualità  e di costi pari a ciò che accade per gli occhiali o i jeans. Ed ecco dunque che chi non può permettersi la raffinata cucina di Jean Georges nel grattacielo Trump di Columbus Circle, può pasteggiare con la versione a due di Nougatine, firmata dallo stesso star-chef Jean George Vongerichten o pasteggiare all’indiano-fusion Tabla su Madison Square di Danny Meyer che promette menù simile, ma più a buon mercato (e senza l’incubo della prenotazione) ai clienti dell’adiacente Bread Bar. Non farà  quindi scandalo che il re dei cuochi newyorchesi Thomas Keller (200 dollari e sessanta giorni di attesa per sedere al suo ristorante “Per se”) voglia aprire una hamburgheria a prezzi popolari.

FONTE: La Repubblica, 11 giugno 2006

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