Con il sushi nell’ombelico

In Giappone lo chiamano nyotaimori, che significa letteralmente “presentazione del corpo femminile”. A New York al Cheetah Gentleman’s Club, a Los Angeles all’Hadaka Sushi e a Chicago al Kizoku Japanese Sushi Restaurant lo chiamano naked sushi. A Minneapolis, dove invece è arrivato di recente al ristorante Temple, lo chiamano body sushi. Ma comunque lo si chiami si tratta pur sempre di mangiare del sashimi o del sushi, dal corpo nudo di una modella, che, comportandosi da vassoio, se ne sta sdraiata su un tavolo, mentre la gente, usando dei bastoncini di legno, preleva le delizie culinarie orientali.

La tradizione nyotaimori, prima di essere pubblicizzata (e commercializzata) negli Usa, apparteneva alla variegata scuola del feticismo sessuale giapponese. Particolamente a quella dell’oroeroticismo, una disciplina del piacere nel quale sensualità e sessualità si combinano nella creazioni di singolari esperienze gastronomiche.

Come si sia trasformata in una moda culinaria praticata nelle catene alimentari di lusso statunitensi, resta ancora un mistero da spiegare, ma fatto sta che l’usanza, in verità costosa – dai 70 dollari a persona nel Minnesota, ai 500 per un gruppo di quattro di Chicago, per finire ai 1000 dollari di Los Angeles – si sta diffondendo con una certa capillarità negli Usa ,dove ha messo radice anche nella tradizionalmente morigeratissima e prevalentemente cristiano-conservatrice Bible Belt. Con ovvio corollario di polemiche sulla mercificazione del corpo della donna.

Sebbene se ne discuta come di una novità assoluta, il nyotaimori negli Usa aveva destato un qualche scalpore già negli anni Novanta. Particolarmente dopo che, nel 1993, fu inserito nel film Rising Sun di Wesley Snipes e Sean Connery. Poi, soprattutto perché si diceva che in Giappone fosse legato ai sindacati del crimine e un po’ perché rimane pur sempre un’esperienza culinaria di frontiera, era caduto in disuso.
Ma, da quando in California spopolano esperienze gastronomiche esoteriche, che siano esse la California Cuisine o la Fusion-Cuisine, anche il naked sushi è ritornato di moda. E questa volta non solo come aventura del palato ma anche come esperienza antropologica. Infatti il tutto si svolge secondo i dettami di un cerimoniale rigorosissimo. Non solo il sushi e il sashimi vengono preparati con pratiche eco-etiche, che, se non fosse una forzatura, si potrebbero paragonare a quelle dei rituali religiosi orientali, ma, prima di fare da vassoio, i modelli si devono sottoporre a una serie di riti di iniziazione, che vanno dal training per metterli in condizione di restare immobili per ore, al bagno con saponi speciali e alla depilazione, per finire con un abbassamento deliberato della temperatura corporea, per mettersi in sintonia con quella dei sushi.

Secondo gli intenditori, sarebbe proprio il fatto che le pietanze vengono messe a contatto diretto con la pelle che conferisce loro un alone da frutto proibito e una temperatura che ricorda il corpo umano. E il boccone migliore? Da analisi sommarie sembra essere il sushi, che si può prelevare dall’ombelico della modella. Il Minnesota inoltre, battendo la California sul tempo, ha anche deciso di farne un’esperienza egualitaria, così le modelle sono state per la prima volta affiancate da modelli.

Fonte: La Repubblica, Paolo Pontoniere, 10 giugno 2008

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