Le bandiere verdi e nere delle Alpi

Una tangenziale nella conca di Cortina e un’acciaieria in Val Susa. Tra amministratori di comuni e società , sono tredici i buoni e altrettanti i cattivi della montagna che sono finiti nel “tabellone” di Legambiente. Dalla Liguria fino al Veneto, passando per Val d’Aosta e Lombardia, la Carovana delle Alpi, ovvero la campagna di monitoraggio sullo stato di salute dell’arco monutoso, ha messo all’indice (bandiera nera) chi non ha rispettato la catena montuosa più importante d’Europa e premiato (bandiera verde) chi, invece, si è impegnato per salvaguardarla.

Bandiere nere. Tra i bocciati, spiccano, in Piemonte, la provincia di Cuneo, “per interventi eccessivi di regimazione fluviale e artificializzazione nella zona delle sorgenti del Po”, e l’acciaieria Beltrame, lo stabilimento di Bruzolo- S.Didero in val Susa, “per il pesante inquinamento dell’aria e del suolo dei comuni con immissione di forti quantità  di sostanze ad elevata tossicità  quali le diossine e i policlorobifenili”.

Non va meglio in Lombardia dove la bandiera nera va ai comuni Chiesa Valmalenco, Lanzada, Caspoggio, e alla provincia di Sondrio “per la perdita di controllo sulle trasformazioni del territorio particolarmente invasive: attività  di cave, miniere, discariche, edilizia turistica, captazioni idroelettriche e per innevamento, impianti di risalita, ampliamento di comprensori sciistici, piste forestali e di cantiere, artificializzazioni di corsi d’acqua”.

Si sono guadagnate un posto nella lista “nera” anche la provincia autonoma di Trento, “per la scarsa attenzione verso la conservazione della natura e la tutela della biodiversità , testimoniata da legislazione carente, ritardi nell’attuazione degli obblighi comunitari, mancanza di una politica per lo sviluppo delle aree protette”, e quella di Bolzano, “un tempo all’avanguardia nell’introdurre misure di raccolta differenziata” e ora, invece, troppo disinvolta “nell’applicazione delle disposizioni di tutela ambientale espone ad un forte rischio le fonti termali di Brennero”.

“Attraverso l’assegnazione delle bandiere nere – spiega Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – la nostra associazione appunta i luoghi in cui il paesaggio e le risorse naturali sono a rischio, additandone i responsabili, mentre le bandiere verdi premiano l’impegno di quanti hanno mosso passi nella direzione giusta, quella di uno sviluppo di qualità : con un occhio alla sfida per la salvaguardia della biodiversità , che rappresenta un impegno vincolante per il nostro Paese”.

Bandiere verdi. La schiera dei promossi, per l’appunto, comprende città  come Bressanone e Brunico “per avere introdotto significativi e innovativi miglioramenti al loro sistema di mobilità  collettiva”, e l’Associazione veneta produttori biologici (A.Ve.Pro.Bi) “per il sostegno e l’assistenza allo sviluppo della zootecnia e dell’agricoltura biologica nella montagna veronese”.

Ancora, riconoscimento alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso “per l’attenzione, l’assiduità  e la competenza per la conservazione del patrimonio paesaggistico della montagna veneta”.

La lista dei benemeriti si chiude con il Friuli Venezia Giulia: bandiera verde ai rifugi Lambertenghi-Romanin (sul Monte Coglians, nelle Alpi Carniche) e Corsi (gruppo Joff Fuart, Alpi Giulie) “per la realizzazione di un impianto eolico di produzione energetica e per l’utilizzo di pannelli fotovoltaici”.

FONTE: La Repubblica, 31 luglio 2006

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