Sorgerà in Spagna la Las Vegas europea

Un altro deserto, un altro miraggio miliardario (in euro). La nuova Las Vegas sarà spagnola, di nome e di suolo. Settant’anni dopo il primo Flamingo Hotel, con annessa roulette, tirati su da Bugsy Siegel nella terra inospitale del Nevada, l’Aragona getta le basi della sua Gran Scala,  la più grande città europea del gioco d’azzardo, nel deserto di Los Monegros, tra Huesca e Saragozza.

70 alberghi, 232 ristoranti e 32 casinò – Il consorzio internazionale Ild (International Leisure Development), cui hanno aderito una dozzina d’imprese e il governo autonomo hanno firmato un accordo, che prevede un investimento di 17 mila milioni di euro, per riuscire ad attirare 25 milioni di turisti entro il 2015. La Las Vegas iberica avrà 32 casinò, 70 alberghi e 232 ristoranti, oltre a 500 esercizi commerciali, un ippodromo, un campo di golf e musei per una superficie totale di più di duemila ettari.

Dalla preistoria alla fantascienza – Come la sua ricca, vecchia zia d’America, Gran Scala avrà uno sviluppo a tema: dalla preistoria alla fantascienza, soffermandosi nell’Egitto dei faraoni, nell’antica Babilonia, nella Grecia classica, nell’Impero romano, nel Medio Evo, nei secoli bui e nei secoli d’oro, nell’Asia settecentesca e nell’attualità. Nel rispetto delle tradizioni familiari d’oltreoceano, avrà anche qualche zona d’ombra voluta, come Spyland, uno dei cinque parchi tematici, tutto dedicato al mondo delle spie, e altre involontarie: per esempio, è ancora misteriosa l’esatta collocazione della futura distesa di casinò.

Inaugurazione prevista nel 2010 – Ma la suspense non durerà  a lungo, visto che l’inizio dei lavori è già fissato per l’anno prossimo e l’inaugurazione addirittura per il 2010. I promotori ci tengono a non passare alla storia come il loro predecessore americano, il gangster Bugsy, e assicurano che il complesso avrà anche una missione educativa e culturale, sarà “una via di mezzo tra Las Vegas e Orlando”. A convincere il governo aragonese c’è anche la prospettiva di 65 mila nuovi impieghi e, soprattutto, di nuovi introiti annuali tra tasse e diritti vari per 677 milioni di euro. Settant’anni dopo, nessuno ha ancora trovato modo migliore per far fiorire il deserto.

http://www.aragondigital.es/asp/video.asp?video=20071212_scala.wmv Fonte: Il corriere, 13 dicembre 2007

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