Le dieci lamentele di chi vola

La tolleranza, si sa, diminuisce proporzio­nalmente ai metri cubi in cui deve essere esercitata: più è piccolo lo spazio che dobbiamo condividere con gli altri e più si abbassa la so­glia di sopportazione. Ecco così che dentro la cabina di un aereo, per una, dieci, ma­gari quindici ore, i nervi so­no messi a dura prova: il pas­seggero seduto dietro di noi che ci fa sobbalzare, puntan­do le ginocchia sul retro del nostro sedile, quello al no­stro fianco che allunga gambe e braccia invadendo il nostro spazio vitale già ri­dotto ai minimi termini, la signora che ci sta davanti che reclina la sua poltrona in pieno lunch, facendo sci­volare il vassoio con tutto quello che ci sta sopra sulle nostre gambe.
Quanta invi­dia per le cuffiette del ragaz­zotto sprofondato nella pol­trona al di là del corridoio, se non fosse per quel­l’unz­ unz che a lui concilia il sonno ma a noi martella il cervello. È lungo l’elenco delle catti­ve abitudini in aereo. British Airways ha messo in fila le prime dieci che infastidiscono i suoi passeggeri più fede­li (ma solo quelli non bri­tish, che decollano e atterran­no dal Terminal 5 di Londra Heathrow) e insieme ha pro­vato a misurare livelli di tol­leranza o irritabilità in base alla nazionalità. Risultato: gli italiani sono tra i più tol­leranti in cabina, subito do­po i danesi e praticamente a pari merito con gli svedesi. I più irritabili sono invece i passeggeri tedeschi, quindi i belgi e gli svizzeri. L’indagine è stata condot­ta da YouGov per conto del­la compagnia britannica, in­tervistando quasi tremila viaggiatori di nove naziona­lità UE. Al primo posto nella classifica dei comportamen­ti (degli altri) che più irrita­no c’è lo sgambettare di chi siede alle nostre spalle e ci trasforma in un punching ball: calci e ginocchiate che colpiscono il retro dello schienale, magari proprio quando cerchiamo di pren­der sonno. La cattiva abitudi­ne è la più odiata da tutti gli italiani e dagli altri passegge­ri Ue. Al secondo posto nella graduatoria italiana c’è un’al­tra invasione di campo: quel­la compiuta con arti vari (e magari chili di troppo) ai danni del nostro spazio vita­le. Mentre al terzo ci sono i passeggeri che non control­lano i propri figli, lasciandoli liberi di urlare e correre in cabina come al parco divertimenti. Da sottolineare che davanti a questa cattiva abi­tudine gli italiani si dimo­strano i più tolleranti, segui­ti a ruota dai rigidissimi te­deschi.

La classifica continua con quei comportamenti che non intaccano il nostro spa­zio vitale, ma le nostre orec­chie: i passeggeri che russa­no, quelli che si lamentano per tutto il viaggio (magari coinvolgendoci nella loro conversazione a senso uni­co), quelli che parlano ad al­ta voce. E ancora: i passegge­ri che mangiano rumorosa­mente e quelli che tengono il volume delle cuffiette trop­po alto. All’ultimo posto, una cattiva abitudine che so­lo fino a qualche anno fa era in pole position: i sedili recli­nati. “Sono molti i passeggeri che soffrono di stress da viaggio in aereo, perfino quelli più abituati a volare possono a volte sentirsi tesi e irritati”, afferma Mark Mo­scardini, commercial mana­ger di British Airways per l’Italia e Malta. Ecco così che la compagnia ha predispo­sto anche un vademecum per affrontare il volo (e le cattive maniere dei compa­gni di viaggio) nel modo più rilassato possibile: mai salire a bordo già stressati, evitare di assumere troppo alcol, magari (perché no) concedersi un massaggio, durante il volo ascoltare mu­sica o guardare un film. Attenzione, però, al volu­me delle cuffiette. E a non mettere in pratica una catti­va abitudine tipicamente no­strana, non contemplata nel­l’indagine anglosassone: “Quella di spegnere il telefo­nino solo un istante prima del decollo” concordano le associazioni degli assi­stenti di volo italiani” e “di riaccenderlo un istante do­po l’atterraggio“.

Fonte: Il Corriere, 25 maggio 2009

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