Gli italiani e il cibo

Gli italiani sanno bene cosa vuol dire mangiare in maniera corretta e salutare. Eppure, continuano ad avere un’alimentazione squilibrata, fatta di troppo cibo e di poca attenzione alla salute.
Gli italiani che seguono un’alimentazione sana ed equilibrata non superano il 41% (19,9 milioni su 45,4). Lo indica un’indagine demoscopica commissionata da Alixir (marchio del gruppo Barilla) e svolta alla fine di giugno 2007 da Astra Ricerche, tramite 1.001 interviste telefoniche a un campione rappresentativo della popolazione italiana 18-79enne. Secondo la ricerca, una quota quasi identica di connazionali (42%) sarebbe rappresentata da “incontinenti alimentari”, che sanno cosa, quando e come dovrebbero mangiare e bere, ma non riescono a farlo.

“Sappiamo ma non facciamo” – Secondo l’indagine quasi tre italiani su quattro sono certi dei benefici di un’alimentazione sana: per il 72% degli intervistati mangiare bene significa evitare malattie cardiocircolatorie, invecchiare meglio e più tardi (69%) e prevenire e ridurre gli effetti del diabete (68%). Eppure, più della metà (54%) riconosce senza difficoltà di mangiare troppo e in modo squilibrato: i “peggiori” sono soprattutto i giovani e gli abitanti di Roma, che si conferma capitale anche della sregolatezza.

Godiamoci la vita” – Il motivo? Quasi un italiano su due (46%) spiega che è meglio “vivere un po’ meno essendo felice, piuttosto che vivere più a lungo essendo triste e depresso“. Questo perché mangiare rimane uno dei maggiori piaceri della vita (43%), mentre per quasi un intervistato su quattro il cibo è una tentazione a cui è difficile resistere. Eppure, il 21% degli italiani ha detto di dover seguire una dieta prescritta dal medico di famiglia o da uno specialista, proprio per problemi di salute. Di questi, solo 4 su 10 si attengono del tutto o molto alle prescrizioni alimentari ricevute, il 19% lo fa solo un pò, il 38% quasi per nulla. Insomma, quando si parla di mangiare, per gli italiani tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Le “categorie” – La ricerca ha anche incasellato gli italiani in quattro gruppi relativamente al loro atteggiamento verso l’alimentazione:

  • gli indifferenti (un settimo della popolazione e cioè 6,7 milioni su 45,7), privi di ogni sensibilità  al tema dell’alimentazione;
  • i monacali (13% e 5,7 milioni), duri con sé stessi e perfettamente in grado di contenersi – a tavola e non – ma anche favoriti dal loro scarso amore per il cibo;
  • i mangioni, di solito informati di quel che dovrebbero mangiare o non mangiare (e quanto e come), ma incapaci di controllarsi e spesso bisognosi di essere aiutati a trovare un accettabile compromesso tra le esigenze del piacere e quelle della salute (42% e 19,1 milioni)
  • gli equilibrati (31% e 14,2 milioni), forti e sicuri di sé, positivi e di successo, informati e razionali, coerenti col “dover essere” e perciò capaci di godere di un’alimentazione equilibrata e sana, senza rinunciare ai piccoli piaceri della vita, ma senza eccessi: aiutati, senza dubbio, dal buon reddito, dalle ottime scolarità e cultura, dall’esperienza di vita (si concentrano infatti al di sopra dei 35 anni, vivono prevalentemente nelle aree provinciali del Nord). Giocano a loro favore l’estroversione allegra (ma non esorbitante, come quella dei mangioni), l’assenza di cupezza (propria invece dei monacali), la consapevolezza (ignota agli indifferenti). Con un’aggiunta chiave: la dichiarata felicità personale è maggiore tra gli equilibrati, i quali – per la prima volta in una ricerca sociale in Italia – risultano più soddisfatti della propria esistenza, anche perché riescono a equilibrare un’allegria edonistica con uno stile di vita e alimentare né compulsivo né auto-dilapidatorio.

Fonte: Repubblica, 26 settembre 2007

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