Italia in vendita: chiese, fari, stazioni, fabbriche

Il primo a pensarci e ad ottenere anche un certo successo fu l’imprenditore di origini canadesi Peter Gatien, meglio conosciuto come il re dei night club di New York. La sua discoteca “Limelight”, nella Grande Mela, fu aperta nel 1983 all’interno di una chiesa sconsacrata sulla sesta avenue. Qualche anno dopo Gatien fece il bis a Londra, dove il “Limelight” trovò la sua sede ideale in una ex chiesa presbiteriana del 1754, in Shaftesbury Avenue. Da allora però l’idea di trasformare ex edifici di culto, ma anche caselli ferroviari, fari, fabbriche e perfino mattatoi in abitazioni, ha preso piede in tutto il mondo ed è arrivata anche nel nostro Paese. Certo non siamo ancora ai livelli degli Stati Uniti dove la crisi ha spinto chiese e congregazioni a mettere sul mercato decine di edifici di culto, ma quello che un tempo era un fenomeno di nicchia sta acquisendo sempre più visibilità.

Dati – Certo, secondo gli ultimi dati catastali disponibili, quelli del 2007, nella categoria immobili a destinazioni particolare, in cui rientrano i fabbricati destinati all’esercizio pubblico dei culti, ma pure fari, torri, fortificazioni, stazioni e perfino ponti, rientrano solo 60.875 fabbricati, lo 0,11% del totale di quelli esistenti nel nostro Paese. Ma proprio la rarità di questo tipo di costruzioni li rende paradossalmente molto appetibili a chi cerca un luogo originale dove abitare. Volete mettere il fascino di vivere in una chiesa del ‘300 o in un faro, rispetto ad abitare in un condominio di periferia? “È un fenomeno che si sta sviluppando molto in Italia – spiega Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, istituto di studi e di ricerche del settore – quello di dare un utilizzo economico a beni che prima non ne avevano. Alcuni anni fa il demanio mise in vendita ben 362 colonie estive, di cui circa un terzo in Emilia Romagna. A distanza di qualche anno circa la metà era passata ad altro utilizzo, in genere alberghi. In linea generale si può dire che nelle città e nei luoghi in cui c’è un mercato immobiliare fiorente, prendono valore beni che prima non ne avevano“.

Le offerte – Un rapido giro sul web conferma il fermento in atto. Il sito immobiliare.it rende noto che a Firenze occorrono 780.000 euro per comprare una chiesetta di 170 mq in zona Careggi, già dotata di angolo cottura, e per la quale viene offerta anche la possibilità di trasformazione in abitazione. Sempre sullo stesso sito è in vendita un’altra chiesa, risalente al ‘300, questa volta ad Olevano Sul Tusciano (Salerno). Sul terreno circostante esiste la possibilità  di edificare una villa su due piani e il prezzo questa volta è più interessante, 90.000 euro. Altri edifici di culto disponibili, sempre sullo stesso sito, ad Asti, Lucca e Volterrra. Su un altro sito, trova-casa.net, è in vendita una chiesa di 840 metri quadrati nel centro di Napoli: questa volta il prezzo è decisamente più consistente, 5.000.000 di euro, tanto è vero che nell’offerta si individua l’immobile come adatto per un ristorante di lusso o per uso ufficio. Ma in vendita su internet non ci sono solo chiese. Nel sito real estate del demanio troviamo offerte di fabbricati italiani e stranieri. In provincia di Cuneo, per esempio, sono in vendita diverse case cantoniere, con prezzi di base d’asta che variano dai 18.900 ai 606.000 euro. Decisamente più insolita la vendita a Spoleto dell’ex mattatoio cittadino: prezzo di base d’asta 2.000.000 di euro per 710 metri quadri. Se ci si sposta all’estero, lo Stato francese, attraverso l’ente France Domaine, mette tra l’altro all’asta una ex fabbrica nel comune di La Ravoire, nei pressi di Chambèry, a circa 90 Km da Lione. Per i 1190 metri quadri, più 1059 di garage, il prezzo di base d’asta è di 150.000 euro.

Tornando in Italia, le Ferrovie dello Stato mettono continuamente in vendita fabbricati del loro patrimonio immobiliare. Così se il prezzo di base d’asta della stazione di Cervaro (Foggia) parte da 9.300.000 euro, per comprare l’ex scuola di Chilivani Ozieri (Sassari) si parte solo da 128.000 euro.

Avvertenze – Ma attenzione: quello che a prima vista può sembrare un affare non è detto che lo sia. “Il costo d’acquisto è il meno – spiega Breglia – il problema è la ristrutturazione, che può rivelarsi più onerosa del previsto. In Italia al momento, quasi niente si può abbattere e ricostruire, quindi è importante conoscere la destinazione d’uso dell’edificio, per vedere se è trasformabile in abitazione, altrimenti si può sempre tentare una “trattativa” con il comune“. Altro aspetto da valutare è la zona dove si trova il fabbricato che si vuole comprare. L’originalità di ciò che viene messo in vendita impedisce infatti spesso di fare raffronti per capire il suo reale prezzo di mercato. “C’è una specie di legge fisica dell’edilizia, di cui bisogna sempre tenere conto – sottolinea Breglia – se una zona immobiliare è buona non esistono vuoti. A Milano molti immobili vengono riconvertiti in spazi espositivi, gli stessi fabbricati a Campobasso non si venderebbero mai“. Quindi la collocazione dell’immobile prescelto è determinante per poterne valutare alcune caratteristiche, come la rivendibilità. Ma su quest’ultimo aspetto Breglia è scettico: “Sono investimenti che vanno fatti senza calcolo, seguendo il cuore. Se c’è un calcolo di carattere economico, rischia il più delle volte di essere perdente“.

Chi compra – Eppure in molti casi i cosiddetti immobili a destinazione particolare possono essere convenienti. E non solo perché, in prospettiva, le nuove norme sulla casa varate dal governo in collaborazione con le regioni potrebbero semplificare alcuni aspetti, come l’abbattimento e la ricostruzione degli edifici. Ma anche perché, in molti casi, i prezzi di base d’asta sono decisamente convenienti: poche decine di migliaia di euro per una vecchia casa cantoniera. “Finiscono a volte per approfittarne gli extracomunitari – spiega Breglia – che comprano senza ristrutturare, ma almeno hanno un tetto sopra la testa”. Così, paradossalmente, caselli ferroviari ed ex centraline elettriche finiscono per assurgere al ruolo insolito di case ultra-popolari.

Fonte: Corriere.it, 01 aprile 2009

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