Istat: sempre più gli anziani

Notizie poco allegre dal rapporto annuale dell’Istat sull’Italia. Il nostro Paese è sempre più vecchio, ma avanzano anche povertà  e insoddisfazione. Per quello che riguarda il trende sull’età  media, da tre anni, il nostro paese ha superato il rapporto di centotrenta anziani ogni cento ragazzi con età¡ fino a 14 anni.

Nessun altro stato dell’Unione Europea vanta un indice di vecchiaia così alto, sebbene Germania, Grecia, Spagna, Portogallo, Lettonia e Slovenia superino il rapporto vecchi-giovani del 100%. Dall’ultima “fotografia” sulla popolazione emerge che il processo di invecchiamento ha, al gennaio 2004, un indice di invecchiamento pari al 135,9%. Il trend investe tutte le regioni dello stivale e nelle regioni del Mezzogiorno la soglia di parità  anziani-giovani è stata superata per la prima volta lo scorso anno: nel 2005 si riscontra un valore dell’indice di vecchiaia del 106,6%. Le uniche regioni che si salvano sono la Campania e la provincia autonoma di Bolzano.

Nel complesso, alla fine del 2004, la popolazione italiana era pari a 58.462.375 unità  con un aumento rispetto all’anno precedente di 574.130 residenti dovuto soprattutto al movimento migratorio (+558.189 persone). Già  perchè, sia pure lentamente, piccoli italiani crescono: la fecondità  delle donne mostra un lieve incremento con 1,33 figli per ciascuna contro l’1,29 dell’anno precedente, il livello più alto degli ultimi quindici anni.

E con l’ingresso dei nuovi dieci paesi nell’Unione Europea non siamo più penultimi in lista quanto a natalità , ma superati oltre che dalla Grecia, anche da Boemia, Slovacchia, Slovenia, Polonia e Ungheria. Diminuiscono, come si diceva, i matrimoni (da 260.000 del 2003 ai 250.764) ed è vero e proprio crollo per quelli celebrati con rito religioso (il 68% del totale quando erano il 75,3% cinque anni fa).

Aumentano dunque gli anziani ma aumenta anche il livello di insoddisfazione per la propria condizione economica: il 47,8% quest’anno contro il 44% di due anni fa, con un incremento deciso soprattutto al sud e al centro.

Nel giro di tre anni la fetta di chi giudica deludente la propria situazione è cresciuta di 7 punti percentuali. Il giudizio è peggiorato soprattutto al Centro e ancora di più al Sud, mentre al Nord la crescita del dato è più contenuta.

Il quadro non cambia se dalla percezione dei singoli si passa a quella famigliare: tra il 2003 e il 2005, sottolinea l’Istat, è infatti peggiorato il giudizio espresso dalle famiglie sulla disponibilità  di risorse economiche.

Rispetto al 2003 la quota di famiglie che le considerano scarse o insufficienti è passata dal 39,9% al 41,6%, mentre è diminuita dal 58,8% al 56,4% la percentuale di quelle che le giudicano ottime o adeguate. La punta negativa si registra anche in questo caso nel Mezzogiorno.

Oltre alle disponibilità  economiche, a scontentare una consistente fetta degli italiani è anche l’occupazione svolta. In base ai dati di quest’anno, un lavoratore su 5 si ritiene infatti insoddisfatto del lavoro svolto. Ad essere gratificato è invece il 76,3%, in calo rispetto al 77,5% del 2003. A livello territoriale è evidente il differenziale Nord-Sud: gli occupati soddisfatti sono infatti il 79% nel Nord e il 72,6% nel Mezzogiorno.

FONTE: 8 Novembre 2005, agenews

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