Un’isola a forma di tulipano per l’Olanda

Dopo le isole a forma di palma di Dubai e quelle a forma di onda dell’Oman, presto a cambiare la geografia europea potrebbe arrivare un tulipano: un’immensa isola artificiale a forma di fiore, costruita lungo le coste che affacciano sul Mare del Nord, con il duplice scopo di proteggere l’Olanda dalle inondazioni, sempre più probabili a causa del riscaldamento globale, e di fornire nuovi spazi abitativi, per quello che il cristianodemocratico Joop Atsma definisce “un paese dove le persone vivono ormai una sull’altra“. Il dibattito è iniziato a seguito della richiesta da parte del governo ad un’apposita commissione, per studiare la possibilità di edificare nuove isole da utilizzare per lo sviluppo di aree edificabili, coltivabili o utili per la creazione di riserve naturali. Senza dimenticare, ovviamente, l’esigenza primaria di offrire riparo alle coste, sempre più erose dal mare: infatt,i secondo un sondaggio condotto lo scorso ottobre, gli olandesi hanno molta più paura di una catastrofica inondazione che di un attacco terroristico.

Cannabis invece del tulipano – Di fronte alla proposta di un organo governativo di realizzare un’isola artificiale lunga 50 chilometri e a forma di tulipano, l’opinione pubblica si è spaccata a metà, tra i sostenitori del progetto e chi afferma i pericoli per un ecosistema già fragile. Senza contare chi, scherzosamente, ha affermato che, se l’isola si deve proprio fare, allora la forma della foglia di cannabis sarebbe più rappresentativa. Le buone notizie arrivano però dalla vastissima esperienza che gli abitanti dei Paesi Bassi hanno nella gestione dell’acqua e delle emergenze ad essa legate. Basti pensare che sono stati proprio gli esperti olandesi a consigliare i tecnici americani impegnati nella ricostruzione successiva all’inondazione di New Orleans e che è proprio l’azienda olandese Van Oord ad avere recuperato all’acqua 100 milioni di metri cubi di terra per costruire le isole di Dubai. Quello che conta per il governo è, considerati i rischi legati al clima sempre più imprevedibile, evitare un’altra tragedia come l’inondazione del febbraio 1953, quando la furia delle acque uccise 1.835 persone.

Fonte: Il Corriere, 31 Dicembre 2007

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