Imbottigliata o del rubinetto: quale acqua “sana”?

La crescita esponenziale dell’uso di acqua imbottigliata è legata al calo della qualità  delle acque di acquedotto in tutto il mondo. Ciò è a sua volta dovuto all’uso indiscriminato dei pesticidi e dei fertilizzanti chimici in agricoltura, dato che circa il 70% di tutta l’acqua estratta da laghi, fiumi e falde del pianeta viene usato per le coltivazioni agricole. Poi ci sono, ovviamente, gli inquinamenti industriali, chimici e ultimamente anche quelli da farmaci. Si è saputo infatti che negli USA è stato condotto uno studio su 139 torrenti in 30 diversi Stati. Il Servizio geologico statunitense ha trovato nell’80% di essi tracce di almeno un medicinale, un principio ormonale, un insetticida o un’altra sostanza chimica spesso in percentuale superiore a quella stabilita come soglia per l’incolumità  della vita di varie specie acquatiche.

Tutto questo, unito ai problemi di reperibilità  e di costo in certe aeree depresse del pianeta e alla dilagante pubblicità  delle acque in bottiglia nei paesi occidentali, ha portato i consumatori ad indirizzarsi sempre più verso la più (verosimilmente) sicura acqua imbottigliata. Ma, purtroppo, non è così. Produrre bottiglie in plastica (PET, polietilene tereftalato), infatti, è praticamente un suicidio collettivo: per un kg di PET ce ne vogliono 17,5 di acqua e il procedimento per ottenerlo rilascia in atmosfera 40 gr di idrocarburi, 25 di ossidi di zolfo, di monossido di carbonio, 20 di ossidi di azoto e 2,3 kg di anidride carbonica.

In secondo luogo, va sfatato il mito della migliore qualità  dell’acqua in bottiglia. Negli USA uno studio durato quattro anni del Natural Resources Defense Council ha scoperto che su mille bottiglie di acque minerali in commercio testate, circa un quinto conteneva sostanze come il toluene, lo xilene e lo stirene, che sono notoriamente neurotossiche e cancerogene. In India, il Centre for Science and Environment, nel febbraio 2003, ha trovato elevati livelli di pesticidi nelle acque in vendita campionate e ciò ha comportato l’imposizione del ritiro del marchio delle stesse da parte del governo del paese.

In Italia, la maggior parte delle acque minerali contiene residui di arsenico, manganese, nitrati ed altre sostanze pericolose, nonostante le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità . Ben due Procure della Repubblica nel nostro paese (Torino e Bari) stanno indagando sullo scandalo delle minerali e qualche sequestro è gia avvenuto.
Per concludere: nonostante tutto, l’acqua del rubinetto (meglio filtrata) rappresenta la via più economica, salutare e meno inquinante per tutti. Per noi e per il pianeta.

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