I consumatori oggi non acquistano solo prodotti

E’ cosa risaputa: i consumatori oggi non acquistano solo prodotti.
Nei punti vendita si assorbe, si respira una chimica di esperienza composta da colori, ambientazione, persone e musica.

La valenza emozionale dello shopping, riconosciuta tra l’altro da una nuova branca al confine tra psicologia e studio del comportamento economico, la neuroeconomia, trova proprio nella chimica una metafora esplicativa.
Secondo la chimica, combinando due sostanze si possono ottenere miscugli, infusi o soluzioni.
Dice la chimica che anche il sapore deriva dalla combinazione di due sostanze: e si scopre che persino il gusto dello shopping ha a che vedere con la qualità  della combinazione tra musica e retail.
Studi e ricerche sugli effetti della musica in-store si sono interrogati in particolare su tre temi: qual è l’impatto della musica sui tempi di permanenza dei clienti all’interno del punto vendita?
Quale quello sulla percezione del brand?
Esistono inoltre conseguenze nel processo di selezione del prodotto?
Siamo in giro per negozi, con le orecchie tese.
 
 
I casi di “miscuglio” tra musica e punto vendita si riconoscono subito: sottofondo affidato ad una stazione radio, o al semplice gusto dei commessi. Qui il consumatore, indipendentemente dal gradimento della musica, percepisce due ingredienti separati, senza rapporto reciproco.
Ad ogni modo, il rischio è alto: la sintonizzazione sulla radio è anche eco di messaggi pubblicitari indesiderati; il gusto dei commessi può essere assolutamente distante dalle caratteristiche del brand.
Cosa accade, invece, quando la chimica di musica e retail riesce a diventare una pozione magica?

Gli effetti si riscontrano sui tempi di permanenza dei clienti all’interno dei negozi, sulla memoria dell’esperienza del punto vendita e sul processo di acquisto.
 
FONTE: businessonline.it, Chiara Santoro, 19 Gennaio 2006
 

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