Svenduti

Preoccupati. Non ancora allarmati, ma quasi. La “svendita” dei posti letto denunciata dall'”Adige” di ieri rischia di diventare un'”emergenza”. Perché a 11 euro per una notte in albergo, anche senza colazione, sono un affare: è l’offerta che un’agenzia altoatesina ha inviato ad alcuni hotel della provincia. Ma è stata sdegnosamente rispedita al mittente: “Piuttosto che accettare condizioni simili preferisco chiudere“, dice un albergatore. Il Trentino turistico soffre di questa impennata al ribasso dei prezzi. “Sono casi isolati e assolutamente da condannare“, tuona l’assessore al turismo Tiziano Mellarini. A quelli che accettano, Bruno Felicetti, direttore dell’Apt della valle di Fiemme, ricorda: “Non bisogna farsi prendere dal panico“. In ballo c’è la credibilità di una provincia che cavalca l’onda delle vacanze: “Attorno al turismo – argomenta Natale Rigotti, presidente dell’Associazione Albergatori – ruota il 30% della nostra economia e spalma cerotti su tutte le realtà. Deve fare attenzione chi parla con leggerezza del rilascio delle acque dei fiumi”. Il riferimento è ad Ilaria Vescovi ed agli industriali, che avevano lamentato un danno di 60 milioni di euro, causato da una non oculata gestione del patrimonio idrico, che Confindustria vede finalizzato alla produzione di energia. La stagione appena cominciata non è buona (“I dati di giugno sono buoni, semmai c’è un calo per gli appartamenti”, dice Giulia Della Palma, direttrice dell’Apt della val di Non) ed è strangolata dalle condizioni meteo e dalla crisi economica. L’estate turistica del Trentino è generalmente affollata di italiani, che, però, stanno disertando le destinazioni in quota. A fronte di ampie disponibilità, anche del 30 e forse perfino del 50% dei posti per il mese di agosto, alcuni albergatori si sono affrettati a “limare” il listino. Si parla di cifre tra gli 11 ed i 20 euro a posto letto per notte. “Attenzione – rileva Maurizio Rossini, manager di Trentino Spa – si parla sempre di prezzi sull’intermediato, non di vendita diretta“. La differenza è semplice: i tour operator riescono a spuntare condizioni di favore, assicurando un certo numero di pernottamenti. Dal monte Bondone, Stefano Zampol fa sapere: “Certi prezzi mi sembrano un po’ troppo bassi – osserva – ma resta il fatto che, se ci sono dei buchi, certe strutture hanno convenienza a tapparli“. “I costi fissi – insiste – sono gli stessi sia con l’albergo chiuso sia con l’albergo aperto: personale, ammortamenti, luce e gasolio vanno pagati comunque”. La tendenza delle prenotazioni ritardate rischia di mettere in ginocchio un sistema non abituato al last-minute: “Ormai la gente, gli italiani soprattutto – dice Felicetti – guarda con attenzione le previsioni del tempo e si regola di conseguenza“.

Si conferma l’abitudine ad accorciare i periodi di vacanza e si profila anche un’ altra “moda”, quella di prenotare qualche giorno e, semmai, di prolungare le ferie, anche in base al tempo. La scelta di svendere ai tour operator incontra dure condanne: “Non abbiamo possibilità di intervenire – spiega l’assessore Mellarini – ma queste decisioni penalizzano la credibilità del Trentino. Sono un danno e vanificano anni di impegni verso una maggiore qualità dell’offerta“. “Alcuni colleghi ci hanno chiamato, allarmati – conferma Rigotti – segnalandoci il fenomeno: a noi risultano casi isolati. Ma ci sono”. Lo slogan coniato dal presidente è “quantità  sufficiente, qualità permanente”. Ma Rigotti insiste: “Il Trentino deve riposizionare la propria immagine – avverte – perché i giovani non lo conoscono“. I problemi sono soprattutto estivi, perché la stagione invernale, quando c’è la neve, beneficia di strutture, piste ed impianti validi, che, di fatto, fissano i parametri per la concorrenza. L’Asat ha elaborato parametri per stabilire il listino e incoraggia gli albergatori ad utilizzare “moderni modelli di gestione”, ricorrendo anche a correttivi per ridurre i costi (ad esempio le lampade a basse consumo). Un B&B a conduzione familiare non può sopravvivere con meno di 25-30 euro a notte per persona. Ma da uno studio condotto in provincia di Bolzano, emerge che in esercizi ad una stella, si può pernottare (senza colazione) anche con 21 euro durante l’inverno, quando i costi sono maggiori. Impossibile tracciare l’identikit degli albergatori che mettono sul mercato le stanze a prezzi stracciati. E non è detto che siano necessariamente titolari stranieri che, di fatto, controllano appena il 7% delle strutture ricettive locali.

Fonte: “L’Adige”, 23 luglio 2008

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