Hotel Experience Design

L’evoluzione degli spazi comuni negli hotel

Nella progettazione architettonica degli alberghi, sembra che le camere siano il punto di partenza per lo studio e la comprensione del processo evolutivo.
In realtà, parallelamente allo studio ed alla progettazione innovativa della camera, una particolare evoluzione ha interessato tutte le aree comuni degli hotel.
Le hall degli alberghi, per esempio, si sono via via trasformate per ospitare al loro interno funzioni altre rispetto a quelle tradizionalmente contemplate e, negli ultimi anni, si propongono sempre più come spazi polivalenti aperti alla città. Naturalmente questa nuova concezione delle hall-lobby ha determinato un ripensamento totale nell’intera organizzazione planimetrica dell’hotel, non solo per il tipo di servizi offerti, ma anche e soprattutto per le caratteristiche spaziali e degli elementi d’arredo.
Questa sperimentazione è stata iniziata da piccoli alberghi nelle città occidentali durante gli anni ’80, per poi consolidarsi in tutto il mondo.
Questi alberghi, chiamati design-hotels o art-hotels, sono il risultato di una particolare attenzione e rielaborazione della tradizione del Grand Hotel e del mondo e della memoria che questo rappresenta, progettati per marchi con una forte consapevolezza progettuale da architetti come Jean Nouvel and E. Cattani, Philippe Starck, Andre Putmann, J.M.Wilmotte…
Sono proprio questi alberghi indipendenti ad aver influenzato le grandi catene, che, in tempi recenti, stanno sempre di più abbandonando la standardizzazione per aprirsi a progettazioni più sperimentali ed uniche.
Per capire l’evoluzione del pensiero bisogna risalire al periodo postbellico, periodo in cui si sono sviluppate in tutto il mondo le grandi catene alberghiere.
La standardizzazione degli arredi, degli spazi, dei colori e degli elementi d’arredo non solo si basava sull’idea che l’ospite si potesse sentire a suo agio in un ambiente sempre uguale, ma scaturisce da motivazioni economiche di produzione su larga scala (soprattutto per catene molto economiche, quali “Formule 1”, che appartiene alla catena francese Accor), per cui si poteva garantire uno standard buono per qualità-prezzo. La caratterizzazione spaziale non è più intesa come un’idea architettonica ma come prodotto industriale; gli interni sono standardizzati e l’immagine comune diventa la principale caratteristica delle catene nel mondo.
La connotazione degli spazi comuni, che fin dagli anni ’70 e per tutti gli anni ’80, è stata caratterizzata da una sorta di gigantismo delle hall, come negli alberghi progettati da John Portman, ha sancito la fine dell’immagine standardizzata.
Così, quindi, gli alberghi indipendenti, ossia quelli non legati ad un marchio specifico, sono quelli in cui, dagli anni ’80 è iniziata la sperimentazione sull’interior design, sui servizi offerti e sul rapporto emotivo cliente-albergo, e la loro poetica ha poi influenzato anche gli alberghi di catena, almeno quelli appartenenti ad un livello medio-alto/alto del mercato alberghiero.
Tuttora, accanto alle nuove catene innovative (come l’italiana UNA Hotel), accanto a quelli che abbiamo definito alberghi indipendenti (i design/art hotel), permangono, rispetto alle catene alberghiere, due atteggiamenti: quello ancora teso a conservare una standardizzazione degli spazi e degli arredi (per motivi economici) e quello che, all’interno della riconoscibilità della catena, dà sempre più spazio alla sperimentazione spaziale, con incarichi mirati ad alcuni degli architetti, designer e artisti all’avanguardia.

Gli spazi comuni dell’hotel, linee evolutive e trends, l’Hotel Entertainment

L’evoluzione degli spazi comuni è legata all’evoluzione del concetto di albergo nelle varie epoche storiche e nei vari contesti sociali.
Il percorso di analisi può essere effettuato attraverso alcune tappe fondamentali dell’evoluzione dell’hotel e del corrispondente ruolo degli spazi comuni.
Nel grande albergo si evidenziava soprattutto l’importanza degli spazi comuni, di accoglienza, di soggiorno, per la ristorazione, ma anche di quelli esterni (terrazzi, giardini, parchi).
Funzioni, servizi, ed attività da offrire si ponevano in rapporto ad atmosfere precise e ritualità, in modo da ottenere un’estetizzazione della fruizione di spazi, arredi, servizi (punto questo che sarà ripreso poi dai Design Hotel), in cui l’ospite era posto al centro della scena (l’Ospite deve essere Attore e non spettatore, dirà poi Philippe Starck).
Le esperienze degli hotel americani (primi decenni del xx secolo) e quelle razionaliste, evidenziano invece l’ambito degli alberghi economici (i Low Cost Hotel, per citare un’espressione contemporanea), ma, anche, sottolineano la differenziazione delle diverse tipologie di alberghi in rapporto al tipo di turismo e ai contesti localizzativi.
L’organismo alberghiero viene così inteso come una macchina, in cui importante è sia la zonizzazione funzionale, in rapporto alle varie zone per il pubblico e per il personale, e lo studio dei percorsi interni, sia la componente tecnologica e impiantistica.
Nelle grandi catene alberghiere dal dopoguerra in poi si consolida innanzitutto l’approccio aziendale all’albergo e l’idea di Hotel come entità complessa da un punto di vista economico-gestionale, in cui la ricchezza di spazi, ma soprattutto di servizi offerti si pongono sempre più in relazione a precisi target di pubblico.
In queste strutture, inoltre, emerge sempre più l’importanza degli elementi relativi alla comunicazione, immagine coordinata, analogamente ad altri spazi per il consumo.
Negli alberghi di design, d’arte, d’autore e a tema (dagli anni ’80), emerge la volontà di costruire un linguaggio estetico coerente, anche in relazione a contenuti comunicativi relativi alla struttura alberghiera, unitamente alla necessità che ogni spazio-interno abbia un’identità estetico-simbolico-funzionale precisa.
Il progetto di ogni interno alberghiero si pone, quindi, come progetto di un’atmosfera e di un’esperienza, divenendo progetto totale (dallo spazio fino agli accessori d’arredo), in cui assumono importanza sempre maggiore le componenti sensoriali (illuminazione, colori, decori, suoni…), ma anche il ruolo del personale e delle messe in scena dei servizi offerti.
In particolare, anche in rapporto a quanto già  avvenuto in certi grandi alberghi, gli spazi comuni dell’hotel (lobby, lounge, bar, ma non solo) si aprono al pubblico esterno e, nelle città per esempio, l’hotel può proporre una forte connotazione intrattenitiva, in rapporto a eventi specifici (mostre, presentazioni/lancio di prodotti-servizi), ma anche a momenti specifici della quotidianità urbana (dall’aperitivo alla cena)

Nel tempo, la sperimentazione e l’intrattenimento negli spazi comuni si manifestano attraverso canali diversi:
Spazi comuni

  • monofunzionali (reception-lobby, sale di soggiorno, bar, ristoranti, biblioteche,
    bagni pubblici, ludoteche, gallerie e corner commerciali)
  • polifunzionali (hall, lounge, zone di incontro e soggiorno ai piani)

Spazi speciali e/o aperti al pubblico esterno:

  • ristoranti, music bar, centri congressi, zone per il benessere (health club,
    zone fitness, piscine, centri termali/SPA)

Eventuali spazi esterni e sistemi di spazi esterni

  • giardini, parchi, zone di ritrovo, anfiteatri
    Questo tipo di evoluzione conduce ad un nuovo modo di pensare e progettare gli spazi della socialità all’interno degli alberghi, oggi definito hotel entertainment, dove i bar, ad esempio, sono sempre più spesso concepiti per attirare e coinvolgere un pubblico più ampio della sola clientela interna.

Hotel e New Entertainment

Da qualche anno gli alberghi di lusso, nelle principali città, tendono a rivedere e valorizzare il ruolo del bar.
Quando però si parla di new entertainment relativamente agli hotel, ci si riferisce agli alberghi che hanno puntato a trasformare il bar o il ristorante, da struttura unicamente di servizio per la clientela dell’hotel, in location qualificate dalla precisa identità, che potrebbero vivere indipendentemente dall’albergo.
Sono spesso caratterizzate dal posizionamento, rivolto ad una clientela giovane, almeno di spirito, e quindi dalla scelta di un’ambientazione d’atmosfera e da una precisa identità musicale.
I bar degli alberghi non hanno mai puntato in passato alle suggestioni visive, all’arredamento di design, né all’utilizzo di sonorità originali e caratterizzanti; se musica c’era, si trattava di una sorta di filodiffusione senza identità  o, negli hotel più lussuosi, di un pianista che dal vivo interpretava i grandi classici. Almeno fino a venti anni fa.

Gli Hotel Music Bar

A Miami, sull’Ocean Drive di Miami Beach, quando, una ventina d’anni fa, sono stati avviati i restauri dei palazzi Decò, il ruolo degli alberghi è stato determinante per contribuire a trasformare completamente il posizionamento e l’immagine dell’area: da zona per pensionati in vacanza alla Miami Beach di tendenza, frequentata tutto l’anno da un pubblico di trend setter, giovane e internazionale.
I Music Bar degli alberghi, spesso affacciati proprio sul lungomare, come il cult Delano, rivisitato da Philippe Stark, sono stati veri catalizzatori per il pubblico, proponendo DJ, musica, finger food e happy hour. Il successo dei Music Bar ha contribuito a dare maggiore personalità e attrattiva ai diversi hotel, ma anche a riempire il ristorante dopo l’happy hour fino a notte.
Il successo dei Music Bar ha infatti trainato i ristoranti e valorizzato l’identità globale dell’albergo.
I positivi risultati di questo processo ne hanno provocato l’emulazione in diverse aree ad alta concentrazione alberghiera e turistica internazionale.
Più recente è invece la riproposizione di questo processo, a diverso livello d’intensità, nelle metropoli.
Iniziatore di questa tendenza è il music bar dell’Hotel Sanderson di Londra, disegnato da Philippe Stark, che ha influenzato l’arredamento anche di diversi locali milanesi di new entertainment.
Per rimanere nell’ambito italiano, il primo case history è sicuramente nel 2000 quello dell’Hotel Diana Sheraton di Milano, music bar in hotel con happy hour, e Garden Lounge, uno spazio accogliente, immerso in un’atmosfera di luci soffuse e candele.

L’esempio di Milano: nuovi bar in hotel classici e in tutte le nuove aperture

La valorizzazione dell’albergo e del ristorante d’albergo, attraverso la trasformazione del classico business bar d’albergo in music bar, è ora seguita da molti imprenditori. Il music bar può essere addirittura considerato la leva per il lancio, o il rilancio, di un albergo.
I progetti dei nuovi alberghi rivelano sempre particolare attenzione al bar, studiato in funzione di un pubblico esterno, molto più allargato.
Ad esempio, a Milano l’Atahotel Executive, un classico quattro stelle anni ’70, ha trasformato un piazzale sul retro in un locale di new entertainment, l’Executive Lounge, ricavato con coperture temporanee, arredato con mobili etnici di gusto balinese, letti a baldacchino con cuscini colorati e illuminato solo con candele.
Altri esempi sono The Park Bar all’interno del Park Hyatt, progettato da Ed Tuttle, autore anche dell’Hyatt Paris Vendome, e ricavato dalla trasformazione di un palazzo storico del 1870 in Piazza Duomo a Milano.
Accanto all’Hyatt sono stati aperti due design hotel: The Gray del Gruppo Sina, con bar a vista dalla strada e lo show restaurant Le Noir, disegnato da Guido Ciompi, e lo Straf Hotel, che ha aperto un discobar con ingresso indipendente, arredo anni ’70, citazioni dell’Arte Povera degli anni ’60, DJ di tendenza e diffusione di musica anche verso la strada.

L’Ice Bar del Town House 12, di Alessandro Rosso del gruppo turistico Franco Rosso, è stato aperto qualche mese prima dell’albergo, allo scopo di lanciare l’hotel verso un pubblico internazionale e di tendenza.
Ispirato all’Ice Hotel di Jukkasjarvi in Lapponia e all’Ice Bar del Nordic Sea Hotel di Stoccolma, l’Ice Bar è visibile dalla strada ed è costruito con 350 tonnellate di blocchi di ghiaccio distribuiti su 150 mq., con banco bar di 7 metri. I drink sono serviti in bicchieri scolpiti nel ghiaccio, ricavato dal fiume Torne, nel Norrbotten, in Svezia, da cui è ricavato anche il ghiaccio con cui l’architetto specializzato Ake Larsson costruisce e rinnova le strutture. Per entrare vengono forniti guanti e mantelle termiche argentate per reggere i -5 gradi.
Sempre a Milano sono da citare, anche se rivolti ad un target più adulto, The Lounge del Westin Palace, con candele e arredi evocativi, il Lounge con giardino del Bulgari Hotel di Antonio Citterio, e i bar dell’Una Hotel nella zona di Corso Como, progettato da Aldo Cibic, il Town House 31 e il T35, locale polifunzionale di recente inaugurazione, realizzato da Daniele Beretta all’interno del nuovo complesso alberghiero Nhow Hotel di via Tortona 35.

Fonte: Giuliano Simonelli, Professore Ordinario di Disegno Industriale, 5 Marzo 2009

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Recent Posts