Un graffitaro “vernicia” le Dolomiti

Sulla rete lo hanno definito “il graffittaro delle Alpi”. Agisce soprattutto sulle Dolomiti Orientali e segna con frecce ed enormi bolli rossi le vie escursionistiche più selvagge e le vie alpinistiche, dove si va con corde e rinvii. “Uno scempio al paesaggio“, “Una trovata per rovinare il gusto della scoperta” è il coro di proteste che si è scatenato on line dagli affezionati alle Dolomiti che si sono organizzati per salire in parete e cancellare i misfatti nell’operazione battezzata “Bocciarda”, dal nome della piccola mazzetta dalla superficie zegrinata utilizzata per eliminare i segnacci. Il dibattito è partito con un appello di Luca Visentini, scrittore ed editore di guide alpine di Cimolais, che il 10 ottobre ha postato sul Forum di montagna “Fuori Via” un atto di accusa contro chi imbratta le montagne di vernice rossa: “C’è un soggetto che si adopera alla verniciatura sistematica delle vie alle vette, nei valloni selvaggi in tutte le Dolomiti Orientali. Appone enormi bolli, frecce, scritte sulla roccia. Imbratta ogni cima in modo seriale. Uccide l’avventura. Compromette la scoperta. Riduce l’autonomia”.

Le proteste – In pochi giorni le sottoscrizioni sono arrivate a oltre 180 e l’acceso dibattito si è diffuso anche ad altri siti specializzati come Planet Mountain, fino ad arrivare su Facebook. Frecce e bolli dilagano da qualche tempo sulle Dolomiti Friulane, sulla Cima dei preti e il Monte Duranno, nel Gruppo del Sorapìs, nel Gruppo del Cristallo, tra le Dolomiti di Auronzo e di Sesto, le Marmarole occidentali, fino al Gruppo dello Schiara, nel bellunese. “Non contestiamo certo le classiche segnalazioni del Cai sui sentieri escursionistici e neppure le tracce sulle vie normali delle cime più conosciute delle Alpi: sarebbe come togliere le corde fisse dal Cervino. Adesso sono prese di mira con bolli e frecce direzionali le cime secondarie, quelle selvagge. Può sembrare un aiuto a non perdere il sentiero, ma è un falso alibi perché possono essere invece un invito a seguire una via anche per chi non ha un’adeguata preparazione alpinistica. Chi sa andare in montagna sa riconoscere le vie e non ha bisogno dei segni rossi”.

Individuato il graffitaro – La Rete non perdona e alla fine il nome del “graffittaro” è saltato fuori: un tal Paolo Beltrame di Maniago, provincia di Pordenone, pure lui scrittore di guide alpine. Non è sicuramente l’unico imbrattatore delle rocce, ma, tirato in ballo, ha confessato uno dei tanti graffiti comparsi sulle Dolomiti Friulane: “Ho dipinto la Cima dei Preti perché, nella discesa, molto tortuosa, c’è il rischio di perdersi in caso di nebbia. È pericoloso, ci sono i precipizi. C’è sempre chi sbaglia. L’anno scorso il mio amico Renzo Corona, presidente del Cai di Maniago, è morto perché, rientrando dal Passo del Camoscio, in mancanza di segnali ha sbagliato canalone ed è precipitato. Stessa cosa per la coppia di tedeschi che la scorsa estate si sono persi sulle cime di Lavaredo: qualcuno ha cancellato i segni, si sono persi e lei è morta”.

Problemi di sicurezza – Più che un problema di impatto ambientale, il responsabile del soccorso alpino dell’Alta Val Cellina, Giacomo Giordani, parla di un grave problema di sicurezza: “Nessun privato può prendere l’iniziativa di segnare una via senza che rientri in un piano generale gestito dal Cai o dai parchi, che possano assicurare la manutenzione. Nel caso in questione, tra l’altro, quei giganteschi segni sono fuori da ogni regola della segnaletica in montagna. Sono troppo grandi”. Lorenzo Zampatti, responsabile del soccorso alpino in Alto Adige, è ancora più drastico: “Mentre si può apprezzare e giustificare la segnalazione dei sentieri frequentati e le vie normali delle grandi cime, è fuorviante segnare le vie classiche di arrampicata: l’imprudente o l’incapace si perde lo stesso. I segni su certe vie tolgono lo spirito di avventura, che è l’essenza delle salite alpinistiche. Non si tratta di essere conservatori, ma va ponderato il gusto della scoperta. In montagna si va in base alle proprie capacità e non sono le frecce che ti salvano a certi livelli”. Anche Reinhold Messner è scettico: “Sono contrario a tutte quelle segnalazioni che disturbano il paesaggio. Per segnare la via bastano gli “ometti”, le classiche piramidi di pietre, che fanno ormai parte di una cultura millenaria. Alla fine il “graffittaro delle Alpi” si è arreso e nel forum di Planet Mountain qualche giorno fa ha scritto: “La mia opera vandalica è finita, per sempre. Ho sbagliato, lo ammetto, pensando di fare qualcosa che fosse d’aiuto, credetemi, in buona fede”.

Fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_18/dolomiti-graffitaro_e06daea8-d46e-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml 20 Novembre 2009

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