Gli italiani non risparmiano più

Un tempo gli italiani venivano considerati un popolo di “formiche”, abituati a risparmiare. Era una “propensione”, secondo la terminologia degli esperti, un’attitudine, quasi una virtù, oltrettutto invidiata all’estero. Adesso però, riuscire a mettere da parte qualche soldo, è diventata un’impresa difficile. Anzi, addirittura impossibile per il 48% dei connazionali. Per loro, il reddito disponibile basta solo per andare avanti e, alla fine del mese, non resta neppure un euro da mettere nel salvadanaio.
Questo diffuso impoverimento delle famiglie viene fuori da un sondaggio commissionato all’Ipsos dall’Acri, l’Associazione delle Casse di Risparmio. Il quadro che emerge dalle interviste campionarie conferma un fenomeno già  in parte delineato, ovvero la sofferenza dei ceti medi – professionisti, autonomi, impiegati, insegnanti – che si sentono sempre più squattrinati. E’ proprio qui, in questa fascia sociale, che si concentrano le cosiddette “famiglie in discesa”, quelle che “perdono solidità  economica e potere d’acquisto”.

Incertezza e preoccupazione sono i sentimenti dominanti dello studio, finito di realizzare pochi giorni fa, ad ottobre. E tuttavia il grado di fiducia dei consumatori italiani segnala un brusco calo sin dall’ottobre del 2001, perdendo quattro punti solo nell’ultimo anno. Lo scenario negativo è confermato da quello che i rilevatori chiamano il trend del risparmio: oltre a quei 48 italiani su cento che non riescono a mettere nulla da parte, scende anche il numero di quelli che sono riusciti a non spendere tutto: appena il 34%, contro il 48% del 2001.

Combinando l’andamento del risparmio nell’ultimo anno con le previsioni per il 2005, viene fuori una scomposizione delle famiglie in sei “gruppi di tendenza”. Le famiglie “con trend positivo”, che hanno risparmiato e continueranno a farlo nei prossimi dodici mesi sono il 19%; quelle “in risalita”, che hanno speso il reddito disponibile ma non si sono indebitate e, soprattutto, pensano di risparmiare nel prossimo futuro sono il 6%. Quelle che “galleggiano” (23%), perchè hanno dato fondo a tutto, anche al salvadanaio, o hanno chiesto un prestito e pensano di comportarsi così anche domani. “In discesa”, (14%), sono i nuclei che sono riusciti a risparmiare ma lo faranno meno nel 2005. In “crisi moderata” quelli che hanno consumato tutto il reddito e pensano di mettere da pare sempre meno (21%). In “crisi grave” quelli che hanno dato fondo ai risparmi o si sono indebitati e pensano che il domani sarà  identico se non peggiore (14%).

Tra le famiglie in difficoltà , il 13% ha dovuto usare i risparmi accumulati, il 4 ha chiesto prestiti. Per il futuro, solo il 15% pensa di riuscire a risparmiare di più nel 2005: nel 2001 era del 32%. Il 44% pensa invece di risparmiare meno: tre anni fa, erano il 29%. E ancora: si contrae il possesso di strumenti finanziari, cresce la preferenza per il risparmio cash: 68% contro il 47% del 2001. Scarso il ricorso agli investimenti sicuri, come i titoli di stato o le polizze vita. Trionfa invece il mattone: il 70% lo considera il modo migliore per salvaguardare i propri risparmi; nel 2001 era il 39%. Il 51% degli intervistati ritiene che nel 2005 l’economia peggiorerà . I giovani però sono più ottimisti degli “over 30”.
 
FONTE: La Repubblica, ELENA POLIDORI, 5 novembre 2004
 

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