Gli italiani mangiano tanto fuori casa

Nonostante la crisi economica, gli italiani mangiano sempre meno in casa e per il pasto consumato fuori dalle mura domestiche hanno speso nel 2004 56,5 miliardi di euro, confermati nel 2005. E’ questo il risultato di una ricerca diffusa da Riso Scotti Snack, la divisione piatti pronti dell’omonimo gruppo alimentare, sulla base dei dati Fipe-Confcommercio, che indica un calo dei consumi alimentari casalinghi di 6 punti percentuali nell’ultimo decennio.

Dagli Anni ’90 a oggi – secondo la ricerca – nella ripartizione della spesa delle famiglie per il consumo alimentare, quella in casa e’ scesa infatti dal 75 al 69% circa, a tutto vantaggio della spesa per i consumi fuori casa, cresciuta dal 25% ad oltre il 33%, con un incremento dell’8%.

Il 13% dei consumi fuori casa è rappresentato dalla ristorazione collettiva, che comprende le mense aziendali, ospedaliere e scolastiche, mentre il restante 87% passa attraverso la ristorazione commerciale: ristoranti, pizzerie, bar.
Sono oltre 17 milioni gli italiani che consumano abitualmente pasti fuori casa, generando oltre 8 miliardi di acquisti nei pubblici esercizi e più di 3 miliardi di pranzi o cene. Nel 2004 i consumi alimentari extradomestici hanno registrato un giro d’affari annuo complessivo pari a oltre 56,5 miliardi di euro (dati Istat), con un incremento del 7,4% rispetto al 2003. Un dato che risulta ancora più significativo, se messo a confronto con quelli relativi agli acquisti domestici alimentari, cresciuti solo del 3,1% nello stesso periodo.

Il fenomeno, poi, è destinato a crescere, come confermano i dati elaborati da AcNielsen, che prevede per il 2007 una ulteriore crescita del 15% dei consumi al bar e del 17% per le consumazioni al ristorante e in pizzeria. Tra vent’anni si prevede infatti che le quote per il consumo domestico ed extradomestico quasi si equivalgano, attestandosi a un 46% di spesa per i pasti fuori casa e a un 54% di spesa per i pasti in casa.
All’interno delle mura domestiche, poi, anche le tradizionali abitudini alimentari sono cambiate. Tra i prodotti prediletti dalle famiglie italiane, infatti, compaiono i surgelati, spesso costituiti da piatti pronti per essere consumati dopo una breve cottura. Nel 2004 la domanda di alimenti ‘freddi’ ha sfiorato le 767 mila tonnellate, con un aumento del 3,1% sul 2003 in termini quantitativi e del 7% in termini di valore. Solo 21 anni prima – siamo nel 1982 – il consumo di prodotti surgelati era di circa 190 mila tonnellate, poco più di 1/4 dell’attuale. Dividendo la Penisola per aree geografiche, i consumi più elevati di surgelati interessano il Nord-ovest (34%), seguito da Nord-Est (22%), mentre il restante 25% riguarda il Centro unito alla Sardegna. Meno usati, i piatti pronti, nel Sud, (18%).

FONTE: ANSA, 3 Febbraio 2006

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