Gli impianti di sci salvano la montagna

“Gli impianti di risalita permettono a noi montanari di continuare a vivere in montagna. Provate ad andare a vedere le vallate del Piemonte o quelle dell’Appennino. Sono abbandonate. Gli impianti di oggi, poi, non sono più come quelli di vent’anni fa. Nel giro di due anni, non si vede più nulla dei lavori effettuati”.

Franz Perathoner, direttore del Dolomiti Superski, l’anello sciistico più grande del mondo che si estende dal Sudtirolo al Trentino al Veneto, contesta profondamente la posizione della Sat, ribadita anche al congresso di domenica in Val Rendena. “Altro che finito il modello

turistico basato sullo sci. è più vivo che mai. Anzi, i dati dimostrano che il turismo invernale delle nostre montagne è quello che tiene meglio, rispetto a quello estivo”.

Perathoner, la Sat è tornata a scagliarsi contro il turismo di massa dei caroselli sciistici, reclamando con forza un turismo più rispettoso dell’ambiente.

“Meglio puntare sulle escursioni a piedi, invece che su nuovi impianti di sci”, hanno detto.

Noi montanari viviamo del turismo invernale. Io abito a 1650 metri di altitudine. Se non ci fosse il turismo degli impianti di risalita, non avrei un lavoro e dovrei emigrare in città . Mi dice la Sat, che altro tipo di occupazione è possibile fare in montagna che impieghi tanto personale come gli impianti di sci e il turismo invernale? Economicamente tira di più del turismo estivo e consente ad un territorio come il nostro di sopravvivere e conservare la montagna”.

La Sat contesta la creazione di grossi caroselli sciistici. La giunta

Dellai a Trento ha deciso di fare nuovi impianti in val Jumela, il collegamento Pinzolo-Campiglio, presto la val della Mite….

“Il collegamento della val Jumela era necessario. è la conseguenza

di tutti i posti-letto realizzati in val di Fassa negli ultimi anni. Se si voleva eliminare il traffico di chi si sposta dalla bassa valle, si doveva realizzare quel collegamento in quota. Quanto alla creazione di grossi circuiti, ricordo che sono gli unici che economicamente vanno bene. Ho visto proprio oggi i dati del turismo austriaco. I grossi comprensori sciistici lavorano molto bene. I piccoli hanno problemi”.

Grossi caroselli in territori delicati come le Dolomiti e le Alpi non costituiscono un’aggressione insostenibile, come dichiarano gli ambientalisti?

“L’area boschiva che cresce in dieci anni in un territorio come l’Alto Adige è pari all’intera superficie destinata agli impianti e alle piste di sci nell’intera provincia. In Trentino l’areaboschiva è ancora più diffusa per via della minor diffusione dell’agricoltura di montagna rispetto al Sudtirolo”.

Però ammetterà  che i caroselli in alta quota rischiano di diventare delle Rimini di montagna. “Non è vero. Non è stato fatta nessuna Disneyland d’alta quota. Ricordiamoci che i primi ad amare la montagna e il territorio sono coloro che vi abitano in montagna, coloro che vivono di impianti di sci. Attenti a demonizzare gli impiantisti, che in regione sono in massima parte gente del posto.

Noi non abbiamo le grosse multinazionali che speculano sul territorio. E poi ricordiamoci che oggi ci sono metodi di fare gli impianti che li

rendono facilmente inseribili nell’ambiente, nel pieno rispetto della natura”.

La Sat se la prende con il turismo di massa, che porta in quota la grandi quantità .

Innanzitutto cominciamo col dire che in montagna noi portiamo anche anziani e persone in carrozzella. Vogliamo solo riservarla ai giovani? E poi, per fortuna la montagna non è più quella di cento anni fa, perchè se così fosse non si vivrebbe più. Bisognerebbe abbandonarla. E un’altra cosa: dove c’è turismo intensivo si lavora bene. Il turismo soft di cui si parla tanto da anni non ha portato alcun risultato. Le zone che hanno imboccato quella strada, oggi non funzionano più di tanto”.

Resta il fatto che, in alcuni periodi, la montagna è presa d’assalto

ed è quasi invivibile.

“Se fosse così invivibile, la gente smetterebbe di venirci. E invece continua ad arrivare numerosa. Noi con il Dolomiti Superski abbiamo clienti che vengono ogni anno anche da dieci anni. Il 90% dei nostri

clienti è fidelizzato. Da una nostra ricerca fatta emerge che oltre il 60% di clienti se viene una volta poi ci ritorna. E un altro 30% viene perchè amici e conoscenti lo hanno consigliato a venire. Verrebbero se la montagna fosse così invivibile come alcuni proclamano?”.

è un dato comunque che gli impianti economicamente si reggono grazie ai contributi a fondo perduto della Provincia.

“Noi come Dolomiti Superski non abbiamo preso alcun contributo dalla Provincia. Certo, il grosso circuito rende di più di quello piccolo e quindi si autosostiene. Per questo va dato modo a chi ha impianti di sci, di poterli completare in modo da creare un anello, un circuito che offre al turista percorsi sempre nuovi”.

Impianti turismo, Sat critica

TURISMO DI MASSA

“è un fenomeno maturo; per mantenere numeri e risultati economici occorre investire risorse ambientali ed economiche sempre più rilevanti”.

LO SCEMPIO

“Il caso del bus del Giaz in Raganella riempito dai detriti rimasti dopo l’intervento delle ruspe. Le ragioni del profitto hanno cancellato questa

grotta interessante dal punto di vista naturalistico e storico”.

RIAMMODERNARE?

“è necessario rammodernare impianti e strutture, senza che ciò significhi aggiungere e ingrandire ancora le piste”.

CAMMINARE

“L’andare a piedi richiede un’infrastrutturazione ridotta, che non incide sul territorio”.

IL PATTO

“Si propone un patto tra la Sat e governo provinciale affinchè il turismo sia capace di generare un ciclo economico virtuoso”.

La difesa del presidente della Provincia

IL BILANCIO

Non siamo ski-total perchè sui 140 milioni di euro che la Provincia mette a disposizione del turismo, solo 20 sono per piste e impianti”

SAT SENTINELLA

Apprezzamento per il ruolo di sentinella della Sat. è giunto il momento di fare riflessioni sul futuro visto che alcuni dati ci fanno capire che un

ciclo si sta chiudendo. Ma senza dimenticare che lo sci ci porta un miliardo di euro in pagamenti e ci assicura il 60 per cento delle presenze turistiche”.

TRE POLI FORTI

I tre poli turistici forti Campiglio, Fassa e val di Sole) vanno messi in condizione di essere competitivi sul mercato globale. Alle piccole stazioni rivolge la clientela locale e per questo vanno difese. No

invece alla creazione di nuove aree sciistiche”.

LA POLITICA

La nostra non è una politica turistica episodica, fatta per dare risposte a singoli interessi lobbistici”.

Fonte: L’Adige, 5 Ottobre 2004

 

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