Il futuro delle Dolomiti

Il 26 giugno è una data che ai piedi delle crode ricorderanno molto a lungo: le Dolomiti ce l’hanno fatta e quel giorno sono state dichiarate dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Da fuori, una bella notizia, ma chi quei territori li vive e li amministra come ha effettivamente accolto la notizia? A chi va il merito? C’è qualcuno che ha più diritto di altri di festeggiare?
Subito dopo la proclamazione, infatti, quello che pareva potesse essere un formidabile volano per migliorare l’immagine delle Dolomiti è diventato al contrario un pomo della discordia fra province e regioni. È ancora presto per dirlo, ma pare che questa nomina dell’Unesco, anziché essere sfruttata per quello che è, ossia un potente strumento di marketing territoriale (specie sotto il profilo turistico), sia destinato invece a creare controproducenti rivalità.
In realtà  i mal di pancia tra i diversi attori coinvolti – Trento, Belluno, Bolzano, Udine e Pordenone – rischiano di distogliere lo sguardo da problemi più seri riguardanti l’intera area e il (ri)lancio del brand Dolomiti. Per esempio: se si rivelassero vere le proiezioni secondo cui la conseguenza diretta del riconoscimento Unesco sarebbe un aumento del 30 per cento dei flussi turistici, quale impatto avrebbe un incremento così repentino di visitatori su un ecosistema fragile?
Entrare a far parte dei 199 paesaggi più belli del mondo è importante. Ma significa anche che, d’ora in poi, di quei paesaggi qualcuno dovrà rendere conto al mondo intero. Le ricadute positive sull’economia montana arriveranno, ma occorre far fronte comune, fin da subito, al di là dei campanilismi, per tutelare il territorio, il vero core business delle Dolomiti. Come a dire: un conto è la disneyzzazione, un altro è la vera valorizzazione del paesaggio.

FONTE: http://www.mymarketing.net/agora/editoriali/contributi/dettaglio_articolo.asp?a=29&s=129&i=3611 17 Settembre 2009

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