Festival dell’Economia di Trento, evento vetrina o azione strategica?

L’intervento del premio Nobel Amartya Sen ha inagurato la VI edizione del Festival dell’Economia, dedicata ai confini della libertà economica.

A Trento approderanno esponenti del mondo economico, politico e della società civile, per quella che non vuole essere solo l’occasione per una “sfilata” di nomi più o meno influenti, ma l’occasione di incontro e discussione con un pubblico attento e intenzionato a partecipare.

Considerato il grande investimento che, ormai da sei anni, la Provincia di Trento sceglie di dedicare a questo evento, non è strano che si alzino puntualmente le voci di chi è contrario ad un impiego così concentrato di risorse, di chi pensa in parole semplici che “il gioco non valga la candela”.

Non siamo qui a valutare il rapporto costi-benefici della realizzazione del Festival, né vogliamo analizzare tutti i settori in cui si dovrebbe registrare un impatto positivo conseguente all’evento.

Nemmeno abbiamo intenzione di “contare” in termini di arrivi e presenze la performance turistica di questa iniziativa.

La domanda a cui desideriamo rispondere è se questa importante azione di marketing aderisca o meno ad una strategia di sviluppo turistico coerente e potenzialmente efficace.

Anche i più scettici converranno nel registrare che certamente il Festival dell’Economia, con la sua risonanza sui media nazionali, contribuisca a potenziare la brand awareness del marchio territoriale Trentino: che abbia dunque una valenza sul piano della comunicazione istituzionale, che faccia “parlare” della destinazione, che crei il cosiddetto “effetto alone”.

Quello che può risultare meno evidente è se questa iniziativa promuova anche un prodotto turistico preciso.

Se pensiamo che da sempre il Trentino stenta a competere con altre destinazioni italiane sul piano del turismo culturale, concentrato in parte ancora sul vecchio concetto di dimensioni del patrimonio artistico, possiamo considerare il Festival come lo sforzo di superare dei limiti ingiusti e di farlo guardando ai bisogni emergenti della domanda turistica.

Il Festival è infatti l’occasione di sperimentare la vita culturale di Trento, con la sua attivissima Università, di sentirsi studenti durante le grandi lezioni all’aperto o in luoghi storici, che acquistano bellezza nell’essere utilizzati per scopi diversi da quelli per cui sono nati.

Prendiamo ad esempio il meraviglioso Teatro Sociale, che, in sé, nonostante meriti sicuramente la visita di tutti gli ospiti, potrebbe passare in secondo piano rispetto ad altri teatri storici italiani e non riuscire a costituire motivazione sufficiente per trattenersi in città oltre la classica escursione al castello del Buonconsiglio.

Chiunque abbia assistito ad una lezione al Teatro Sociale, invece, magari senza aver fatto caso, in principio, al luogo dove si sarebbe svolto l’incontro a cui voleva assistere, non potrà che rimanerne profondamente affascinato, portarne con sé il ricordo vivo e condividere le emozioni provate con chi gli sta vicino.

In questo senso riteniamo che, dal punto di vista strategico, il Festival dell’Economia risponda ad un percorso che mira a rendere il Trentino non una destinazione culturale in senso tradizionale ma una destinazione di esperienze culturali e che per questo possa contribuire ad uno sviluppo turistico orientato alle nuove dinamiche di mercato.

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