Centri benessere, scatta la rincorsa trentina

“Hotel senza area wellness? Solo una vacanza di ripiego”

Gli esperti di marketing la chiamano X generation. È la generazione delle persone nate tra il 1961 e il 1975, che sta sostituendo i baby boomers (nati tra il 1946 e il 1960) e sta diventando il mercato di riferimento per l’industria turistica.

Quarantenni, con famiglia, hanno esigenze diverse rispetto a quelli della generazione precedente. In vacanza vogliono essere coccolati.

E quindi per le strutture ricettive diventa indispensabile dotarsi di un centro benessere.

L’esigenza emerge prepotentemente dall’Osservatorio turistico della montagna, il rapporto sull’inverno 2007/08. “Svaniti gli interessi dei turisti per i pomeriggi e le serate tipiche a base di vin brulè – si legge nel documento – adesso chi frequenta la montagna cerca alberghi, residence, villaggi, appartamenti che consentano accesso facile a strutture del benessere. Oggi un albergo senza un’area wellness, senza una spa o un centro termale dove rilassarsi (e apparentemente combattere lo stress), è molto meno interessante di un hotel che queste cose le propone e le esalta. Il trend è in atto da almeno 5 anni. Ora la settimana bianca in un albergo senza centro benessere è diventata un ripiego“.

“Sebbene quella dei centri benessere sia una moda e come tale è destinata ad evolvere – si prosegue più avanti – oggi i centri benessere negli alberghi sono diventati una dotazione essenziale, un servizio senza il quale sarà sempre più difficile lavorare”.

I centri pubblici. In Alto Adige questa tendenza l’hanno colta da tempo. Il Trentino, come al solito, lo rincorre con alcuni anni di ritardo. Basti pensare alle strutture pubbliche dotate di accoglienti aree wellness: in Alto Adige da anni funzionano l’Acquarena di Bressanone, le Terme di Merano, l’Acquaventura di Naturno, l’Acquafun di San Candido, il Mardolomit di Ortisei, lo Sport+ Well di Malles, la Cron 4 di Riscone e persino la piscina coperta Klaus Dibiasi di Bolzano; in Trentino, a parte Andalo (apertura della nuova area wellness su mille metri quadrati, prevista verso il 20 gennaio), siamo ancora alla fase degli studi di fattibilità.

Gli alberghi. Sul fronte delle strutture private la nostra provincia sta cercando di colmare il gap ancora esistente. Sei voi cercate un albergo dotato di piscina coperta, sauna e idromassaggio (ormai lo standard minimo richiesto per una zona benessere), sul sito della promozione turistica altoatesina (www.suedtirol.info), troverete ben 408 hotel: 161 nell’area delle Dolomiti, 126 in quella di Merano, 52 in val d’Isarco, 30 in val Venosta, 22 a Bolzano e dintorni e 17 in valle Aurina e Tures. La stessa ricerca effettuata sul sito di Trentino spa (www.trentino.to) evidenzia 146 alberghi dotati di questi servizi, poco più di un terzo di quelli altoatesini.

I circuiti. Sia Trentino che Alto Adige hanno promosso un club riservato ai migliori hotel, quanto all’offerta legata al benessere. In provincia di Bolzano si chiama Belvita

e raggruppa 30 alberghi, di cui due “5 stelle”, diciannove “4 stelle superior” e nove “4 stelle”; nella nostra provincia, il club di prodotto Vita Nova – Trentino Wellness conta su 46 hotel: due “4 stelle superior “, ventotto “4 stelle” e ben sedici “3 stelle”.

Insomma, sulla qualità dal confronto usciamo con le ossa abbastanza rotte. Anche perché, secondo l’Osservatorio sulla Montagna, le richieste dei clienti sono sempre più raffinate: si cercano “promesse di wellness non collettivo, ma personale; saune e bagni turchi sono solamente attributi di contorno”.

La strategia. Sulla quantità il Trentino sta invece tentando di colmare il divario. Fino all’anno scorso, la Provincia autonoma concedeva una maggiorazione del 5% sul contributo agli alberghi che creassero centri benessere, con standard tali da poter poi rientrare nel gruppo Vita Nova. “Da quest’anno invece – spiega Paolo Nicoletti, dirigente generale del Dipartimento turismo – nella legge unica sull’economia abbiamo inserito la possibilità di assegnare questa maggiorazione anche per aree wellness di minor pregio. L’obiettivo è anche gli alberghi familiari a 2 o 3 stelle si dotino di questo tipo di infrastrutture”.

La gestione. Il passo successivo sarà quello di saper gestire il centro benessere, una capacità che non si può dare per scontata.

“Gli albergatori – rileva infatti l’Osservatorio turistico sulla montagna – non hanno ancora imparato ad ottimizzare questo servizio. Così pasticciano, sperimentano, ma non riescono a superare il visibile incremento dei costi e ricorrono a prassi antipatiche, che innestano vertenze quotidiane con la clientela: si aprono i centri benessere dopo le 10 del mattino, si chiudono alle 19.45, prima della cena. In Alto Adige frequentemente si paga per l’accappatoio, per le ciabattine e per le cuffie obbligatorie.

Alcuni impongono tempi corti (15-20 minuti) di permanenza in acqua, altri fanno pagare un ticket di 25 euro per entrare nel centro, altri ancora costringono i clienti ad acquistare pacchetti benessere e percorsi di bellezza; infine i peggiori espongono regole scritte, più simili a quelle dei gulag che dei centri benessere”.

Insomma, ci si dota di una macchina da corsa e la si usa come una utilitaria: “Normalmente – osservano gli esperti dello studio – gli orari dei centri benessere, in alberghi anche importanti, sono “da collegio”, per risparmiare sul servizio e sul costo del personale. In questa congiuntura di mercato, “offrire un centro benessere” significa garantire al cliente un’ospitalità  che comprende accesso al centro, accappatoi, cuffia, ciabattine, teli di spugna, acqua minerale… In buona sostanza, l’ideale centro benessere di un albergo in quota è un servizio per gli ospiti alloggiati, non un servizio extra a pagamento”.

Dal 2000 in Trentino concessi 29 milioni di contributi

In Trentino almeno un albergo su quattro (di quelli con 3 o 4 stelle) è dotato di piscina e/o idromassaggio. Ma la percentuale di strutture ricettive dotate di aree wellness è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni: “Negli ultimi 10 anni – rileva il dirigente del Dipartimento Turismo della Provincia, Paolo Nicoletti – gli interventi di creazione o ampliamento e ammodernamento del centro benessere hanno riguardato più di un centinaio di strutture, con investimenti significativi. Va rilevato che solo la metà circa degli imprenditori ha chiesto agevolazioni pubbliche. E nel prossimo triennio sono previsti un altro centinaio di interventi per creazione o ammodernamento di centri benessere”.

“Analizzando gli investimenti che sono stati oggetto di agevolazione – prosegue – si osserva che, mediamente, ogni 10 pratiche, almeno 5 riguardano anche interventi nell’area benessere.

In questi casi l’investimento nella specifica area benessere riguarda il 33% del valore investito nella singola iniziativa. Guardando invece all’investimento in generale, possiamo dire che circa il 20% del valore degli investimenti realizzati in questi anni ha riguardato la cosiddetta “zona wellness”“.

La normativa prevede che la creazione di centri benessere con gli standard qualitativi previsti dal circuito Vita Nova (con beauty center, che sia affiancano a saune, bagni turchi e idromassaggi) sia finanziabile al 35% in caso di microimprese e 20% per le piccole imprese.

Da quest’anno eguali le percentuali, ma con un tetto di spesa massima di 200 mila euro, anche per i centri benessere realizzati da alberghi più piccoli, a 2-3 stelle, senza i requisiti per entrare nel club Vita Nova. Per questo marchio dal 2000 sono state finanziate 52 iniziative: “Gli investimenti totali (compresi altri lavori) sono stati pari a 94 milioni di euro, a fronte di 29 milioni di benefici concessi, quindi in percentuale poco superiore al 30%. Mediamente per azienda l’investimento è stato quindi di circa 1.800.000 euro.

Fonte: L’Adige, 14 dicembre 2007

Ideaturismo è una società di consulenza marketing per alberghi e strutture ricettive, che da 4 anni è la consulente del prodotto wellness degli alberghi Vita Nova. Ideaturismo è specializzata nella consulenza e progettazione aree benessere e wellness.
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