Case history: perchè i visitatori se ne vanno

Ne devo già  aver parlato da qualche parte, ma non ricordo dove e sicuramente non in modo esteso e completo come conto di fare qui. Il tema è: quanti siti perdono visitatori perchè c’è un errore nella sua presentazione, nella comunicazione o nell’immagine fornita, senza che la cosa, seppur intuita, possa essere dimostrata?
In molte situazioni, in realtà , qualcosa si potrebbe fare, ma una sorta di inerzia a volte ci impedisce di vedere chiaro e di programmare un test che farebbe luce una volta per tutte su ogni dubbio.
Vi racconto, oggi, di un amico che perdeva visitatori e non capiva perchè. Come in altri articoli di questa serie, per discrezione non posso farne il nome. In questo caso a maggior ragione. Trattandosi di un amicoâ. rischio di perdere il saluto per i prossimi anni (per altro, ha un’ottima cantina di viniâ.). Lui comunque, questo articolo lo legge. La cosa che gli preme è di non esser messo alla berlina da questo vecchio malefico che sta scrivendo 😀

Il contesto

Il mio amico fa l’orologiaio. Orologiaio di lusso, badate. Li vende, li ripara, li acquista (se antichi), li ricondiziona.
Ha una bellissima bottega dove le ragazze entrano volentieri (ehm, vi consiglio di lasciare a casa la carta di credito). Non immaginatelo come un vecchietto con pochi capelli, occhialetti sul naso e camicia dai polsini consumati. I suoi orologi rendono, ve lo garantisco e lui è tutt’altro tipo!
Un giorno decide di fare un sito e naturalmente si scorda che io giro su Internet da dieci anni. Il sito se lo fa fare da un web designer di grido (secondo lui). Un “flashato” che gira in ciabatte anche in inverno, perchè pare che le scarpe siano fuori moda!
Vado spesso nel suo negozio (mai per me, purtroppo) ed ovviamente lui è entusiasta del suo nuovo sito (messo su un hosting professionale, tra l’altro, che persino alcune S.p.A. troverebbero eccessivo). Naturalmente sul lavoro non ha un PC, quindi il sito non lo vediamo mai ed io ho sempre troppo da fare (eccoli gli amici malefici, a chiedere ridendo “ma che hai da fare tu?”) per mettermi a navigare il sito di â.ops, stavo per dire il nome.
Un giorno mi chiama disperato.

Il problema segnalato

“Che c’è?” – gli chiedo – “t’hanno bannato da Google?”
Lui maledicendomi per il mio sarcasmo mi spiega che da poco ha iniziato a guardare bene le statistiche e che si è accorto che dei tanti visitatori in arrivo alla home, sono pochissimi quelli che entrano nel sito. Ha controllato e ricontrollato, ma è proprio così.
“Probabilmente il tuo sito non gli piace” – rispondo – “oppure il flashato t’avrà  fatto un flashone da mezz’ora di caricamento e nessuno vuol aspettare.”
Mi lancia quattro bestemmie che persino la cornetta del telefono diventa rossa e butta giù. Dopo qualche minuto mi richiama chiedendomi di andare da lui. Sono tentato di chiedere in cambio un Audemars Piguet (il mio orologio preferito), poi lascio perdere e vado.

Il fraintendimento

A casa sua ci mettiamo in salotto, notebook acceso, collegamento Wi-Fi, schermo al plasma murale come monitor e ADSL ad altissima velocità .
Gli spiego che non tutti hanno in casa attrezzature come le sue ed io stesso no, visto che navigo anche adesso con una scheda UMTS.
Continuo la spiegazione dicendogli che più del 50% dei visitatori abbandona il sito, se deve attendere più di dieci secondi per la comparsa della home page (sulla SERP di Google hanno già  altri 9 siti ad aspettare).
Intanto che parlo accendo il mio notebook e non faccio in tempo ad arrivare ad Internet, che il sito è già  sul suo muro, grazie al suo mega-monitorâ. capisco tutto.
 

L’anomalia riscontrata

Parlando al telefono con lui, avevo pensato che il problema fosse dato dalla lentezza di un movie in Flash all’apertura del sito o da troppi componenti grafici che avevano lo stesso effetto di rallentamento della home.
In realtà  il problema è di diversa natura. La home presenta una stupenda arborescenza in movimento su sfondo rosa antico. Bellissima, garantisco, solo che sembra il sito di un fiorista. La home non riporta altro se non il nome del negozio, che essendo quasi il suo nome e cognome, non richiama in alcun modo il suo mestiere. In basso, un timido “Italiano|English” in bianco (su rosa, ricordate), dovrebbe servire da “skip intro”. Niente altro!
“Scusa, se uno arriva al tuo sito dopo aver cercato ˜riparazione orologi antichi’, chiaro che se ne va appena si rende conto di essere arrivato su un portale di spedizione di fiori nel mondo!” – gli spiego.
Ok, non sto a scrivervi le sue mille idee sul perchè in simili condizioni uno intelligente comunque dovrebbe entrare nel sito e non vi scrivo neppure della fatica fatta per spiegargli, senza riuscirci, che non possiamo obbligare gli altri ad essere intelligenti come farebbe comodo a noi.
Mi viene in mente che l’unico modo per convincerlo è fare un test assieme a lui, per dimostrargli, numeri alla mano, che ho ragione (e speriamo che il santo protettore dei “webbaroli” non si scordi di me). Dovrà  trattarsi di qualcosa che non possa lasciar dubbi.

La prova

Non gli spiego nulla e mentre lui mi osserva da dietro le spalle, preparo una semplice pagina bianca con il nome del negozio, una brevissima spiegazione dell’attività  e due chiari link testuali alle versioni italiana ed inglese del sito.
Mi guarda tra lo scherzoso e l’irritato e naturalmente protesta. Il suo sito non può avere una simile home page. Gli spiego che la terremo solo una settimana, tanto per verificare la mia idea. Se così i navigatori entrano, non potranno esserci dubbi sul motivo che li teneva fuori.
“Tanto, peggio di quello che ti succede adesso, che vuoi che capiti? Non hai una sola visita reale!” – aggiungo, per colmare il vaso.
Una rapida connessione all’area FTP, due comandi e la nuova pagina sostituisce la vecchia, non senza prima averne fatto una copia.

I risultati

Già  due giorni dopo l’orologiaio mi chiama. La percentuale dei visitatori che entrano nel sito è altissima. Così alta da non lasciare addito a dubbi. Il mio amico è convinto.
Attendiamo una settimana solo perchè così s’era concordato. Il risultato finale è che il 76% dei navigatori approdati alla home, hanno proseguito la visita di almeno una seconda pagina.

La soluzione adottata

Ci incontriamo per definire cosa fare. Un orologio antico su una console Luigi XVI in legno intarsiato segna le 22.31
Assodato che la precedente home page era responsabile dell’interruzione delle visite e scontato che un sito di questo tipo non può avere una semplice pagina bianca come ingresso, suggerisco al mio amico di farsi realizzare dal suo “flashato”, sì proprio da lui, un nuovo lavoro.
Non c’è scritto in nessun posto, infatti, che un sito per essere visitato non può avere un movie come intro. Basta che sia fatto bene.
Gli fornisco queste specifiche:

  • l’intro deve essere caricata dopo che è stata caricata la home page, in modo da non ostacolarne la visione. Se poi impiega 30 secondi, fa niente;
  • deve esserci la possibilità  di andare oltre e questa possibilità  deve essere ben visibile. Chi non vuol vedere l’intro, in sostanza, deve poterla saltare senza difficoltà ;
  • la home può avere una grafica a piacere, purchè sia ben chiaro che si tratta di un sito di un orologiaio e che non servano più di una ventina di secondi per il caricamento.

Il web designer fa un ottimo lavoro. Riesce a fare un bellissimo movie, ben integrato con la home che invece è velocissima e ben rappresentativa del sito. Testimonianza di come a volte basti solo parlar chiaro.

Conclusione

Col mio amico non parliamo più del suo sito. Tutto funziona a meraviglia. Riceve spesso delle richieste di contatto (considerate che il suo non è un settore popolarissimo), gli accessi dai motori sono in aumento e, cosa più importante, l’abbandono della visita all’accesso sulla home è praticamente sparito.
 
FONTE: Webmarketing.it, 14 settembre 2006
 

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