Clima: la mappa degli effetti, dallo sci alle colture

Andare a sciare solo una settimana a febbraio, invece che durante le vacanze di Natale, costruire una diga per evitare inondazioni oppure cambiare colture perché fa troppo caldo. Sarà il filo rosso dell’emergenza clima in futuro a determinare scelte economiche e stili di vita di un paese. Per questo gli scienziati stanno cercando di rendere meno generiche le loro previsioni, con mappe più precise: in ballo ci sono miliardi di dollari di investimenti. Tutta una serie di iniziative, infatti, dipendono da quanto un territorio potrebbe diventare secco, umido, ventoso o caldo. “Abbiamo bisogno di fornire indicazioni il più dettagliate possibili per aiutare i paesi nel prendere decisioni – afferma Michel Jarraud, direttore dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), che supervisiona il Comitato intergovernativo per i cambiamenti climatici (Ipcc) – arrivando ad una scala inferiore di grandezza di paesi come la Spagna, la Francia o la Gran Bretagna. Bisognerebbe raggiungere scale più piccole, nell’ordine di 100, 200 km e ancora non ci siamo arrivati”. E proprio oggi sono cominciati i lavori dell’Ipcc (il panel intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici), a Valencia, in Spagna, da cui dovrebbe scaturire la sintesi delle oltre 3.000 pagine del quarto rapporto sull’emergenza clima del 2007. Un lavoro, quello del gruppo di scienziati Onu, che, insieme all’ex candidato alle presidenziali Usa, Al Gore, quest’anno ha ottenuto il riconoscimento del premio Nobel per la Pace. Ma oggi punto della questione è che fornire previsioni troppo precise, secondo gli stessi scienziati, potrebbe essere una missione impossibile.

Il clima è un sistema così complesso e le variabili così difficili da calcolare, che anche il miglior modello di previsione futura potrebbe essere ben lontano dalla perfezione. “Arrivare al livello di un singolo sito sarebbe un passo enorme” afferma Martin Parry, uno dei co-presidenti della sezione dell’Ipcc che si occupa degli impatti del fenomeno a livello regionale. Mentre si affinano i modelli però, non mancano accorgimenti utili per fronteggiare il cambiamento del clima in generale. Chi si aspetta maggiori ondate di calore può pensare di dipingere le case di bianco, mentre chi è a rischio alluvioni potrebbe togliere gli elettrodomestici dal piano terra.

Fino a considerare ipotesi da pionieri, come alcuni agricoltori della Gran Bretagna orientale, che vorrebbero trasferirsi verso nord, in Scozia, perché si sono resi conto che potranno presto coltivare le stesse cose in terreni che oggi costano meno. E in Italia non occorrono mappe precise sulle nostre montagne, visto che i cambiamenti climatici sono evidenti da anni. “Già adesso è difficile gestire sport invernali sulle Alpi“, afferma Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana. Da almeno 15 anni il problema clima si avverte, specie sotto i 2.000 metri. “I grandi comprensori un po’ sopperiscono con neve invernale, ma in periodi diversi – spiega Mercalli – e un po’ con l’innevamento artificiale, che però ha grandi costi di acqua ed energia“.

Ad alta quota la neve arriva, ma di certo non segue più un calendario fisso, che preveda le vacanze di Natale o Pasqua. Niente stagione da novembre ad aprile, quindi, ma “lunghi periodi senza neve e poi innevamenti brevi, mentre alle quote più basse piove. Si dovrà fare come succede già  sull’Appennino – conclude l’esperto – si va a sciare quando c’è la settimana buona“.

Fonte: ansa, 13 Novembre 2007

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