Uno chef sui camioncini da strada: è la rivoluzione dei “bustaurant”

La recessione aveva portato in America alla crisi della ristorazione e tanti chef si erano trovati a spasso. Ma la recessione aveva portato alla crisi anche quella particolare ristorazione, che in America è sempre andata fortissimo e si chiama cibo da strada: perché c’erano sempre meno impiegati e operai da servire al volo per la via.
Così i camioncini dei rivenditori di pizza o hot dog erano stati parcheggiati in garage e gli chef a casa.
La caduta della domanda ha fatto calare le offerte e su quei camioncini in svendita si sono tuffati i cuochi stellati, che naturalmente hanno abbassato le loro pretese per rimare dietro i fornelli.

L’avventura di Le Truc, per esempio, è nata così. Le Truc, nome rivisitato, naturalmente in modo maccheronico e naturalmente in francese, è la lingua madre della cucina del “truck”, il camioncino anglosassone. E Le Truc è il primo “bustaurant” di San Francisco. Un bus ristorante su quattro ruote per raggiungere i clienti.

Lo chef Hugh Slick, prima di mettersi su strada, aveva referenze d’altissimo livello: all’Istituto culinario d’America aveva studiato con la maga della cucina italiana Marcella Hazan. Poi aveva prestato la sua arte a raffinatissimi ristoranti e curiosi padroni – come il giornalista e scrittore Christopher Hitchens. Ora è in strada anche lui.

Del resto basta fare due conti. Aprire un ristorante vero in America costa dagli 850 mila dollari al milione e mezzo: tra affitto, dipendenti e avviamento. Andare su strada costa al massimo 200mila dollari e anche meno, se magari il ristorante o, per meglio dire, il camioncino è usato, non costa più di 90mila dollari.

Il sacrificio principale in fondo adesso è proprio l’avviamento: non basta il vecchio camioncino con cui si servivano salsicce e kebab. Gli Chef di Le Truc fanno cose prelibate, come Agedashi Tofu e Foie Gras, e necessitano di una struttura e di attrezzi particolari.

Così un’azienda specializzata in forniture da cibo da strada, la AA Cater Truck di Los Angeles, adesso s’è rispecializzata nell’allestimento supplementare. Di conseguenza un camioncino, che prima costava sui 124mila dollari, ora costa anche il doppio. Ma evidentemente l’investimento vale: l’unione delle due offerte sta generando una crescita di domanda.

La metamorfosi dei camioncini raccontata dal New York Times è emblematica. Ma il successo del food truck lo spiegano tanti altri esempi, come la The Tavern On The Green, a New York. Strangolato dalla recessione, lo storico locale di Central Park ha chiuso ed il comune proprietario dell’immobile ha trasformato la struttura in una specie di ufficio del turismo. Là dove c’era il giardino del famoso restaurant, ora svernano i camioncini del cibo da strada ed è affollatissimo.

D’altronde, da cibo dei poveri lo street food è diventato di moda. La metropoli ha infatti inaugurato il Truck Food Festival, dove i camioncini di Go Burger sfidavano gli infiltrati di The Krave. Wafel and Dinges è un marchio che se la batte con Starbucks e Jiannetto Pizza Truck non sfornerà  le prelibatezze di Saraghina, però è parcheggiato a Midtown e risparmia al cliente la trasferta a Brooklyn.

Insomma il fenomeno è tale che c’è perfino – e non poteva mancare – un’applicazione per l’iPhone: FoodTrucker, che ti segnala, grazie a Twitter, dove sta passando il tuo camioncino del cuore. Il servizio è disponibile su Austin, Boston, Cincinnati, Los Angeles, Portland, Seattle, Washington e, naturalment,e San Francisco e New York, che del cibo da strada sono le capitali.

Informazione da: La Repubblica, 16 gennaio 2011

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