BIT: record di presenze.

La Borsa internazionale del turismo di Milano ha festeggiato i 25 anni con un nuovo record.
Nei quattro giorni di apertura, da sabato scorso, hanno affollato i padiglioni quasi 150 mila persone, gli espositori rispetto all’anno scorso sono stati oltre 45 mila, un incremento del 15 per cento.
E per un settore che trema ad ogni scossone internazionale, ma che nei programmi economici del governo è indicato tra quelli di punta, aver accolto 479 compratori internazionali, provenienti da 42 paesi diversi, il numero maggiore mai raggiunto, è una boccata d’ossigeno.

La Bit è dispersiva, la Bit è un baraccone, ma la Bit è anche tanto utile.
In barba ai viaggiatori, che amano distinguersi dai turisti, il mercato dei viaggi è ancora svolto dagli intermediari, e la Bit celebra il loro trionfo.
Secondo i dati forniti dall’Associazione tour operator italiani, Astoi, lo scorso anno su un volume d’affari di 6,3 miliardi di euro e 7,1 milioni di passeggeri, i tour operator hanno espresso il 75 per cento di questa realtà . In cosa si traduce questo dato si vede proprio girando fra i padiglioni della Bit: in quelli dove sono ospitati gli enti regionali e provinciali, le piccole associazioni, vagano pochi curiosi, nei padiglioni delle grandi agenzie di viaggi, anche a poche ore dalla chiusura, c’è ancora tanto movimento.

Un discorso a parte va fatto per le iniziative speciali.

Quest’anno c’è stata la novità  della “Bit for job”, la sezione dedicata al lavoro. “Le aziende turistiche lavorano con le risorse umane – spiega Roberto Gentile, l’ideatore del progetto – e noi abbiamo voluto fare incontrare chi forma il personale con chi lo cerca”. La risposta degli enti di formazione, università , scuole superiori e centri di studio, è stata entusiasta, anche se 2000 euro per uno stand sono una bella cifra per i loro bilanci. “Le università  hanno risposto – osserva Gentile – ma le aziende turistiche che hanno partecipato sono solo sette”. Chiedersi perchè sarà  compito degli organizzatori per il prossimo anno, tenendo presente che “Bit for Job” è già  stato un successo, con oltre 7500 curricula raccolti e le sale multimedia sempre affollate per i seminari e le conferenze nei quattro giorni di apertura.

L’altra novità  era “Bit Green”, il settore dedicato al turismo rurale, che ha avuto una crescita continua negli ultimi anni.
L’esempio del territorio di Mantova è calzante: si è passati da un’offerta turistica minima, solo tre anni fa, a 1500 posti letto e 3000 posti pasto. “Il successo degli agriturismo, cresciuti del 20 per cento, ha un risvolto negativo – osserva Marco Boschetti, coordinatore del consorzio agrituristico mantovano – noi siamo contadini, ma l’agricoltura non ci dà  più da vivere e allora ci ingegniamo a fare di tutto”.
Con ottime idee, come quella di creare una rete di fattorie scuola o di istituire le fattorie del gusto, dove le massaie tengono corsi di cucina per recuperare la tradizione gastronomica del territorio.
Un impegno locale con uno sguardo al globale. Anche nelle piccole fattorie padane si pensa al mercato estero, alla possibilità  di ospitare, almeno per un pranzo, i pullman di turisti stranieri in giro per l’Italia. Soprattutto di accalappiare i cinesi, la manna cui rivolgono lo sguardo tutti i tour operator italiani. Così nel padiglione speciale, che Pechino ha allestito per presentare la città  in vista delle Olimpiadi del 2008, gli agenti cinesi si guardano intorno un po’ sconsolati: “Speravamo di avere più interesse dagli operatori italiani – dicono – invece nessuno vuole conoscere i nostri prodotti. Tutti vogliono portare i cinesi in Italia, a nessuno interessa venire a Pechino”.

FONTE: La Repubblica, 15 febbraio 2005
 
 

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