Benvenuti nell’aeroporto low cost.

IL FUTURO del trasporto aereo è un aeroporto ricavato da un ex magazzino merci, con il pavimento in cemento grezzo, privo di computer e aria condizionata, senza scale mobili e insonorizzazione. Terzo mondo? Tutt’altro. Benvenuti a Marsiglia, all’Mp2, il primo scalo low-cost del globo. Un hub fai-da-te dove i passeggeri trascinano le valigie fino quasi alla stiva dell’aereo, attendono l’imbarco in sale senza sedie e non si formalizzano per il look spartano.
 
Il tutto con un solo obiettivo: risparmiare sul costo del biglietto. Mp2 ha aperto i battenti ieri, con collegamenti per 16 destinazioni europee gestiti (e poteva essere altrimenti?) da Ryanair e Easyjet, regine del low cost continentale. Il battesimo dell’aria è toccato al volo Ryanair Fr 6501 Marsiglia Mp2-Roma Ciampino. Partenza ore 6 e 25 del mattino. L’abbiamo preso (costo del biglietto 30,99 euro, 16,99 tariffa base più 14 d’assicurazione) per provare sul campo vizi e virtù di questo avveniristico aeroporto a bassissima intensità  tecnologica.
 
Ore 5.00: l’arrivo. è buio. Ma l’Mp2 si riconosce subito. A sinistra la torre di controllo e l’imponente scalo “tradizionale” (dove le tasse aeroportuali sono sei volte quelle del cugino low-cost). Davanti un austero parallelepipedo grigio a due piani poco illuminato. è lui. Prima sorpresa: il comodo carrello porta-bagagli che trasporta la valigia da queste parti è un lusso superfluo. L’ingresso è presidiato da 12 austere colonnine di ferro anti-trolley. Non si passa.
 
Poco male, si torna all’antico: un piccolo sforzo di braccia e via, tanto il check-in è lì, venti metri dopo la porta scorrevole. La hall dell’aeroporto a basso costo è il suo miglior biglietto da visita. Qui sembra sia passato Tommaso Padoa Schioppa: tutto il tagliabile è stato tagliato. Niente piastrelle o marmo: il pavimento è grigio, con tombini in bella vista. Pareti spoglie ma a tinte-choc (verde acido, viola mosto e arancione elettrico). Look minimalista, quasi post-industriale.
L’avesse disegnato un architetto, sarebbe costato milioni. Ma Mp2 è più il parto di un geometra un po’ sparagnino: anonime luci al neon, fili elettrici e canaline a vista, tubature del riscaldamento scoperte, uno scheletro di travi d’acciaio a reggere il tetto. è un inno al risparmio, con optional ridotti all’osso: c’è un bancomat, un bar (che per la legge del contrappasso è caro come il fuoco, 2,2 euro per il tè), 30 sedie in plastica arancione per gli avventori e altrettante poltroncine in acciaio hi-tech. Non molte, visto che in questa sala, secondo le stime, dovrebbe passare un milione di passeggeri l’anno.
 
 
Ore 5.15: il check-in. Ci sono una decina di minuti di coda. Visti di fronte i banconi d’accettazione sembrano quelli di Fiumicino. Dietro c’è la sorpresa. Nessun computer. Sul tavolo solo una penna, un telefono, una pila di carte d’imbarco pre-stampate e una lista cartacea dei passeggeri. La valigia – va da sè – ce la si deve sollevare e pesare da soli. L’impiegato spulcia l’elenco come si faceva col registro a scuola, segna i presenti e compila a mano carta d’imbarco ed etichetta del bagaglio. Procedure da antiquariato aeronautico ma tempo d’esecuzione, tutto sommato, accettabile. Un paio di minuti.
 
Ore 5.30: valigia e duty free. Il check-in è fatto. Ma i compiti del passeggero non sono finiti. In questa sorta di autogestione aeroportuale è il momento di sistemare la valigia. Da soli. Prossima tappa, 50 metri più avanti, un maxi-tapis roulant che sparisce cigolando nel buio del capannone. Si risolleva il bagaglio e lo si affida al nastro che corre verso la pista. Tutto rigorosamente senza assistenza. Poi i controlli di sicurezza (tradizionali e accurati) e una scala metallica in puro stile Ikea per arrivare ai duty-free. L’offerta qui si è adeguata alla domanda. è molto low-cost. Niente Ferrari Shop, nessuna griffe. Solo due negozi dove al posto dei gioielli Bulgari si vende bigiotteria a 15 euro il pezzo. Ma c’è l’indispensabile: un bar, le toilette (pulite) e un po’ di sedie.
 
Ore 6.00: a bordo. L’imbarco è alla porta C. Tre minuti dai duty free, una passeggiata nell’archeologia industriale. Si cammina in un capannone spoglio che sembra il ventre di una balena, pareti mobili in plastica acidata per smistare i passeggeri e nessuna poltrona. Ultimo controllo al gate di fronte alla pista. Non ci sono nè varchi elettronici nè il tradizionale pulmino. All’Mp2 non servono. Sull’aereo si va a piedi. Il Boeing 737 è parcheggiato a 50 metri dall’uscita, accostato di traverso come una corriera di campagna. Sembra uno sfizio, ma non è così: evitando manovre all’arrivo e il “pontile” d’imbarco si tagliano di 17 minuti i tempi di sosta. Quanto basta per consentire al Marsiglia-Roma di fare un viaggio di andata e ritorno in più al giorno.
 
Ore 6.25: il decollo e la morale. Il volo Fr 6501 è partito e arrivato in perfetto orario. I disagi? Pochissimi. Certo la prova andrebbe ripetuta in ore di punta. O quando ai 40° dell’estate marsigliese la mancanza di aria condizionata arroventerà  hall e sale d’attesa. Ma la pagella è buona. Si fa un po’ di moto fisico in più per trascinare la valigia. C’è coda all’unico bar. Ma il risparmio vale la candela. E in fondo ci sono aeroporti iper-tecnologici dove il trolley è ammesso ma per andare dal check-in al gate serve un trekking di una ventina di minuti. Funzionerà  l’esperimento? Gli aerei sono quasi tutti pieni, dicono a Ryanair e Easyjet. Air France ha fiutato il pericolo e ha depositato una denuncia al Consiglio di Stato francese: “Mp2 – ha scritto – è da mettere fuorilegge per concorrenza sleale”. Vale più di una laurea honoris causa. Dicevano la stessa cosa cinque anni fa delle compagnie low cost. Oggi Ryanair & C. gestiscono quasi un quarto del traffico dei cieli europei…
 
FONTE: La Repubblica, 9 novembre 2006
 

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