Alberghi a tema.

La ricerca espressiva è sempre più spesso riconducibile all’attività  progettuale e alla sensibilità  di un “autore”, architetto o interior designer che sia; talvolta in modo vistoso e appariscente prendendo spunto da ambiti diversi da quelli alberghieri: dal teatro, ma anche dal cinema, dai parchi tematici, dal circo.

In questa modalità  di riferirsi a elementi culturali diversi e nella modalità  di trasporli nella realtà  dello spazio e dell’arredo di un albergo si evidenzia la differenza fra l’albergo di design, il design hotel o l’albergo d’arte, e quello a tema.

Nell’albergo di design, il progettista o un gruppo di progettisti più o meno noti “firmano” l’interno alberghiero, alla stregua di un oggetto di design o di un abito famoso.

Tuttavia la loro ricerca progettuale è spesso complessa: essi, infatti, possono trovare fonti di ispirazioni nel contesto dove l’albergo è inserito, così come possono riallacciarsi a una personale modalità  di intendere lo spazio e i suoi rapporti con gli arredi, come anche possono costruire speciali linguaggi spaziali e oggettuali in ragione di “trame narrative” inventate per l’occasione. Tuttavia il loro è un percorso difficile, talvolta sottile e di lettura non facile, che va oltre la dimensione dell’apparenza, per divenire gesto profondamente intellettualizzato.

Nell’albergo a tema, viceversa, il processo è sicuramente più semplice, più immediato, più facile sia per quanto riguarda la sua trasposizione nello spazio interno e nelle sue attrezzature d’arredo, sia per quello che concerne la possibile lettura da parte degli ospiti. Naturalmente il confine che separa queste due tendenze è labile e sottile; molto spesso alberghi di design sono vere e proprie “esercitazioni tematiche” e viceversa.

Ma quello che è importante è la dimensione del sogno, dello “straniamento”, dell’inedito o comunque della costruzione di un interno con una caratteristica distintiva e con una propria personalità .

Le origini

L’albergo moderno è stato, sin dai sui albori, un luogo ad alta caratterizzazione estetico espressiva, a partire dai leggendari Grand Hotel ottocenteschi. Il precedente storico legato alla caratterizzazione tematica nell’ambito dei grandi alberghi, il principale riferimento culturale, è l’architettura dell’eclettismo, che proponeva edifici e spazi in stile riferiti a epoche storiche passate(il gotico, il rinascimento, il barocco, il rococò) oppure echi e riferimenti a culture lontane, ad esempio quelle orientali. Se consideriamo l’albergo come esperienza estetica totalizzante e come luogo emblema di particolari atmosfere è impossibile non pensare ad alcune strutture alberghiere del passato come i grandi alberghi. In essi l’interno proponeva all’ospite un esperienza estetica fortemente correlata a una grande “ritualità “, attraverso interni in stile, riprendendo e ricostruendo antiche magioni aristocratiche, caratterizzate soprattutto da ampi e sontuosi spazi comuni. Questi alberghi costituiscono ancora oggi un patrimonio architettonico rilevante soprattutto nel territorio italiano, in relazione ai centri urbani, ma anche in rapporto alle prime zone a sviluppo turistico.

Le caratteristiche degli interni potevano declinare un unico stile nelle sue varianti(come per esempio il settecento francese, ovvero lo stile rococò, molto utilizzato nell’ambito dei Ritz Hotel), oppure, secondo l’uso dell’eclettismo storicistico, mescolarne diversi. Nel primo caso un unico stile dettava qualsiasi scelta : di spazio, di finiture, di arredo e decorazione della tavola, come anche nel disegno delle divise del personale e nella biancheria privata; il soggiorno dell’ospite in quell’albergo, allora, diventava quasi un viaggio ideale in una precisa epoca storica. Nel secondo caso, il passaggio da uno stile all’altro in rapporto ai vari spazi e ambienti, tendeva a far vivere all’ospite sensazioni ed emozioni estetiche diverse; anche in rapporto alle varie funzioni che venivano ospitate in quegli spazi(ingresso-ricevimento, saloni per il soggiorno e la conversazione, sale da pranzo, verande e giardini d’inverno, sale da gioco e da fumo, sale da lettura). Nel primo caso, l’unitarietà  stilistica degli interni e il loro essere declinati in modo coerente da un preciso periodo storico può aver anticipato il “design hotel”, mentre la compresenza di stili diversi in rapporto ai vari ambienti e alle loro esigenze funzionali, sembra aver maggiormente anticipato gli alberghi a tema, soprattutto quelli dove ogni ambiente presenta temi diversi, oppure dove un unico tema centrale viene letto in modo diverso in rapporto ai vari spazi(camere, ad esempio, diversificate per le caratteristiche di allestimento interno, ma rispondenti a uno stesso filone tematico d’ispirazione progettuale).

La contemporaneità 

Alcuni esponenti del mondo progettuale soprattutto francese(Puttmann, Stark, Willmotte, Dumas, Nouvel, e molti altri), hanno dagli anni 80 pensato a nuovi modi di guardare lo spazio alberghiero. I francesi hanno infatti ripensato l’interno dell’albergo, recuperando quell’aurea e quell’atmosfera estetica totalizzante proprie dei grandi alberghi leggendari. La loro è stata una rilettura della modernità  del viaggio e del viaggiatore, condotta attraverso i valori delle proprie personali “poetiche” progettuali : viaggio sempre più veloce, che concentra la sosta in un albergo spesso in un numero limitato di ore, viaggiatore che vuole trovare in ogni albergo un numero sempre maggiore di servizi, ma anche una forte caratterizzazione estetica degli interni. Viaggiatore ancora che, a differenza di quello del passato, esprime una singolare capacità  di giudizio attraverso cui selezionare una struttura ospitale e apprezzarne l’offerta di servizi e che, per quanto riguarda i criteri di allestimento interno e di arredamento, è sempre più abituato a una molteplicità  di linguaggi e stili, in rapporto, fra l’altro, con i fenomeni della moda e del design in generale.

 

Alberghi di design ovvero “design hotel”

L’albergo di design e d’autore rappresenta la tendenza più colta nella caratterizzazione estetico espressiva degli interni; esso è spesso “firmato” da noti architetti, progettisti o interior designer, che , da soli o in gruppi di lavoro, costruiscono particolari scenografie interne, in rapporto a personali modi di progettare. Essi, quindi, declinano le scelte espressive non tanto da palesi riferimenti a luoghi, eventi e “temi”, quanto da riletture di valori culturali e contestuali alla luce della propria esperienza e poetica progettuale.

L’albergo di design, dopo i primi esempi legati a progettisti francesi e localizzati soprattutto nelle grandi metropoli occidentali, si espande in tutto il globo, rivoluzionando anche il modo di progettare l’albergo da parte delle grandi catene. In esso si possono presentare molti linguaggi diversi in rapporto ai vari progettisti, e talvolta si può porre come “anteprima”, in cui presentare particolari oggetti di design da immettere successivamente sul mercato internazionale.

Nell’albergo di design ogni elemento è pensato per costruire una specifica atmosfera per il soggiorno del viaggiatore; dallo spazio e dall’arredamento si arriva alla personalizzazione dei vari servizi, per fare sentire sempre il cliente come se fosse il centro essenziale di un insieme di attenzioni studiate appositamente per lui.

Si è quindi ribaltata la logica che negli alberghi delle grandi catene internazionali, dal dopoguerra fino a parte degli ann’70, aveva uniformato i parametri relativi all’ospitalità  in base alle caratteristiche di un utente medio tipizzato nelle sue caratteristiche e nei suoi comportamenti. Si arrivano quindi a differenziare e caratterizzare innanzitutto lo spazio e le sue caratteristiche di allestimento, ma anche i servizi offerti, in rapporto a target sempre più mirati ed esigenti. La società , infatti, dagli anni ’80, non appare più suddivisa in gruppi sociali rigidi, ma, ad esempio, all’interno della fascia medio alta si riscontrano molteplici differenze. La personalizzazione e la caratterizzazione del sistema spazio-servizi ha avuto come centro importante soprattutto l’interno dello spazio privato, le camere appunto.

Dalla rigida riproposizione di un unico modello(ad esempio quello “Holiday Inn” messo a punto dall’omonima catena negli anni ’50), ripetuto in milioni di esemplari, si è passati a camere fra loro diverse, oppure a tipi di camere con una forte identità  anche se poi ripetuti un numero elevato di volte. Nella camera in particolare le aspettative dell’ospite si concentrano soprattutto nel ritrovare, non più il solito spazio espressione di un livello di comfort standardizzato, ma un microcosmo abitativo che può essere assunto come proprio, anche se soltanto per una notte.

Anche gli spazi comuni sono comunque investiti da un nuovo modo di presentarsi; rispetto alle grandi hall impersonali, la maggior parte di questi alberghi, che spesso nascono come esercizi di limitate dimensioni in termini di spazio e di camere, si rivolge verso spazi comuni meno dispersivi e più raccolti, in cui la caratterizzazione e la personalizzazione viene portata avanti anche attraverso la presenza di arredi e oggetti particolari, di antiquariato, d’arte o di design appunto.

In particolare, gli spazi bar e il ristorante si connotano, invece, sempre più spesso, per il loro essere fruiti non soltanto dalla clientela dell’hotel, ma anche da un pubblico esterno, diventando luoghi di aggregazione particolarmente alla moda.

Anche negli spazi “meeting” presenti all’interno di certi design hotel, l’atmosfera “alla page” influenza il tipo di avvenimenti e di meeting che vengono ospitati, legati in particolare al mondo dell’immagine e della comunicazione(design, moda, pubblicità  e spettacolo)

Tendenze negli alberghi di design

· Tendenza neo-domestica

Un’atmosfera domestica può essere ricercata in vari modi e non solo attraverso il ricorso a tipologie di arredi convenzionali, ma piuttosto in spazi di dimensioni raccolte, o attraverso l’uso delle componenti sensoriali come il colore, la decorazione, le superfici, e, soprattutto, l’illuminazione artificiale, che deve essere calda, soffusa e mai omogenea. Fattori complementari alle caratteristiche spaziali e di arredo riguardano poi un servizio all’ospite estremamente accurato e “accogliente”. Rispetto ai normali standard, la sensazione di domesticità  potrà  essere supportata da piccole ma fondamentali attenzioni nei riguardi dell’ospite, offerte sia dal personale che da appositi gadget.

Piccole frasi di benvenuto stampate sulla biancheria e sugli scendiletto, piccoli “cadeaux”(dai libri ai sopramobili), personale particolarmente gentile e disponibile e non solo genericamente professionale si riveleranno come elementi chiave nel comunicare all’ospite un ambiente domestico.

· Tendenza anti-domestica

Alcuni progettisti e designer hanno invece guardato all’albergo non come luogo dove riproporre una casa non veramente tale, una falsificazione dell’abitare domestico, ma come ambito dove il viaggiatore voglia incontrare un ambiente decisamente originale, stimolante, innovativo rispetto ai tradizionali modi di abitare.

Ciò può condurre il progettista a ragionare sul rapporto dell’utente con uno spazio nuovo come l’albergo, a inventare sistemi di spazi-oggetti e servizi di grande impatto visivo e scenografico, a utilizzare o mescolare inediti linguaggi espressivi, avvalendosi anche dei più innovativi supporti tecnologici. Da questo punto di vista possiamo dire che il design hotel nella sua tendenza antidomestica, si avvicina di più all’albergo a tema.

Gli alberghi d’arte

Nel processo di caratterizzazione espressiva portato avanti dai design hotel, il punto forse più colto, è rappresentato dagli “alberghi d’arte” che addirittura associano il soggiorno in una struttura alberghiera con la fruizione di un evento a carattere mussale o espositivo. In questi alberghi può accadere che le varie stanze vengano allestite “a tempo”, facendo sì che gli ospiti possano tornare più volte per visitare nuove camere, vere e proprie “opere d’arte ambientale”.

Gli alberghi d’arte rappresentano il tentativo più eclatante di sostituire al luogo, al contesto come motivazione del viaggio, l’albergo stesso. Gli spazi interni di questi alberghi sono infatti allestiti come opere d’arte ambientale, soprattutto le singole camere, oppure nella tendenza meno dirompente, possono ospitare oggetti e opere d’arte contemporanea.

In particolare le camere di queste tipologie di alberghi, che al pari dei design hotel si sono rivelate delle formule di successo anche da un punto di vista commerciale, si pongono come delle “wunderkammer”, le camere delle meraviglie allestite dai principi rinascimentali e barocchi per custodire preziosità  e oggetti inediti per forma e di enorme valore, ma democratiche, aperte cioè al godimento di chi voglia soggiornare in quella particolare struttura ricettiva.

Due tendenze possono essere rintracciate nell’ambito degli interni degli alberghi d’arte :

· Quella meno radicale, dove l’arte può essere presente attraverso oggetti e complementi (ad esempio grandi quadri) diversi in ogni stanza, oppure dove arredi convenzionali per tipologia(il letto, il cassettone, l’armadio, il tavolino), sono pensati come pezzi unici, con caratteristiche di disegno peculiari;

· Quella più radicale, dove ad esempio le camere si pongono come opere d’arte in cui abitare, dove la presenza dell’arte può escludere quasi completamente gli arredi di tipo tradizionale, e la camera risulta fruibile da parte del cliente soltanto per il letto(talvolta reinterpretato), per qualche piccolo appoggio e armadiature a scomparsa.

Gli alberghi a tema

Nella caratterizzazione estetica dell’interno dei servizi offerti, gli alberghi a tema, sono forse l’espressione più eclatante e dirompente; sia per la rilevanza del linguaggio o dei linguaggi espressivi utilizzati.

Come per i ristoranti a tema. L’interno ma talvolta anche l’esterno della struttura viene caricato da un forte significato simbolico in relazione a un soggetto geografico, storico, letterario, cinematografico, oppure in relazione a una compresenza di soggetti in ragione di spazi e ambienti diversi.

Questa tendenza è ben esemplificata in due tipologie di alberghi, o meglio in alcuni alberghi sorti in contesti assai distanti fra loro ; il Giappone, con gli “alberghi dell’amore) e gli Stati Uniti con gli “alberghi di Las Vegas”.

In Giappone la tipologia dei “love hotel” è innanzitutto legata a un rapporto molto diverso fra popolazione e alberghi rispetto all’occidente : i giapponesi hanno infatti una frequentazione molto più intensa delle strutture alberghiere, quotidiana, anche per le enormi distanze che esistono fra i luoghi di lavoro e le residenze. Inoltre, nell’ambito di una quotidianità  lavorativa particolarmente impegnativa, i giapponesi cercano luoghi dove poter finalmente trovare atmosfere e mondi diversi, spazi dove poter evadere e vivere come in un film, in una realtà  “finta”, ma appagante.

A Las Vegas, invece, nelle strutture alberghiere l’aspetto “ludico disneyano” ha coinvolto in modo sempre più marcato le caratteristiche di tutti gli spazi ma anche delle strutture ricettive, che sempre più spesso erano costruite o inglobavano al loro interno gli spazi e le sale da gioco. Per cercare di creare un mondo artificiale che spingesse in ogni modo i turisti a sentirsi parte di una gigantesca macchina per il divertimento degli adulti, si sono creati mondi artificiali, mondi a tema appunto, diversi a seconda della struttura ricettiva. Da questi due precedenti, l’albergo a tema, anche attraverso la lezione degli hotel di design e d’arte, ha trovato una grandissima diffusione, in rapporto a nuovi contesti ma anche a dimensioni diverse, sicuramente mantenendo quella volontà  di stupire e di intrattenere l’ospite che lo contraddistingue.

FONTE: Suite, 2003

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