Aerei di lusso riservati solo a chi fuma

Naturalmente lui è un fumatore. Abbastanza incallito. Trenta sigarette al giorno e un buon sigaro all’occasione. Ma l’idea di non poter accendere una bionda ogni volta che è costretto a volare per affari proprio non gli va giù. Poi quella storiella (verificata) che da mesi sente raccontare: cioè che molti, manager o imprenditori, piuttosto di prendere un aereo ed essere obbligati a non fumare per ore e ore, preferiscono organizzare incontri di lavoro, anche importantissimi, in video conferenza. Eh, no. Così un businessman sui generis (lunghi capelli bianchi, sempre trattenuti a coda da un fiocchetto nero), Alexander Schoppman, 54 anni, tedesco di Dusseldorf, ha fondato una compagnia aerea per fumatori (la Smintair che sta per Smoker’s International Airways), due boeing 747 “modificati” (da 415 passeggeri a 138), tariffe “business” (prezzi Concorde, per intendersi, dunque sui 9 mila dollari, “Tanto non è che le compagnie tradizionale abbiano diminuito i prezzi eppure i servizi di lusso non sono mai all’altezza”) e – per ora – tratte lunghe e sicure: Dusseldorf-Tokyo. “Gran fumatori i tedeschi, gran fumatori i giapponesi. E gran “flusso d’affari” tra i due Paesi. Dunque perchè no?”, si è chiesto Schoppman che ieri ha parlato del suo progetto (che è ormai in divenire, a settembre le assunzioni del personale, a marzo 2007 i primi voli) all’Herald Tribune.

Gli analisti storcono il naso e sciorinano l’elenco di iniziative andate in fumo, giustappunto. Come quando, introdotti i primi divieti, in Usa provarono, per esempio, anche a costituire compagnie aeree (accadde in Florida e in Texas): ma fallirono subito. “Più che altro spiegano perchè non potevano lavorare su grandi numeri, le tariffe erano alte e poche persone potevano permettersi quei biglietti”. Ma per Schoppman è arrivato il momento di riprovarci. Perchè i fumatori non sono diminuiti così tanto (ci sono Paesi, anzi, come la Francia, dove, tre settimane fa, è stato segnalato l’aumento delle vendite delle sigarette, specie fra i giovani) e men che meno fra i businessmen. Piuttosto chi ci sta perdendo, nel caso, è tutto l’indotto del turismo d’affari, oltre – azzarda – forse il business stesso: un conto è la videoconferenza, un conto la stretta di mano”. Che gli affari abbiano un cuore si stenta a crederlo: “Eh no, con le video conferenze o video call si risparmia, non si perde tempo e si chiude, anche in fretta”, a obiezione conferma l’imprenditore Massimo Gatti. Che però ammette: “Sì è vero anche recentemente un amico mi ha detto che non va più a Los Angeles per lavoro perchè non resiste dodici ore senza fumo. Gli ho suggerito di fare una tappa intermedia…”. Anche lei “viaggia” a una media di trenta “bionde” al giorno, ha mai rinunciato a un volo? “Mangio mentine e dormo. Ma un altro amico ha risolto volando solo con aerei privati, anche in capo al mondo!”. Schoppman sembra allora averci visto giusto. “Un po’ matto lo deve essere. Fatti due conti non sembrerebbero esserci i presupposti giusti per l’affare. I fumatori sono “solo” il 25 per cento e se si affida al lusso, beh oggi il lusso è il tempo: allora per un Concorde potevo anche spendere 9 mila dollari ma in quattro ore ero a New York. La stessa cifra per andare a Tokyo in dodici ore e fumare non lo trovo così allettante. E un’ottima “poltrona” vale l’altra. Però è vero che anch’io mi sono stufato del clima di “caccia alle streghe” e se devo andare al ristorante prima m’informo se si può fumare. Tant’è che ne ho aperto anche uno dove ha non una, ma due sale per i fumatori!”.
FONTE: IL Corriere, Paola Pollo, 05 settembre 2006

 

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